La proposta: 30% di salario in più  alle mamme che tornano al lavoro

La proposta: 30% di salario in più
alle mamme che tornano al lavoro

Istituire un incentivo per le madri che tornano al lavoro attraverso un premio, pari fino al 30% del salario, cioè quanto riceve la lavoratrice se richiede il congedo parentale facoltativo (almeno per la stessa durata). Perchè la maggior parte delle mamme che torna al lavoro il 30% dello stipendio che le veniva decurtato in maternità finisce per spenderlo per tate e baby sitter, con la conseguenza che molte lasciano l’impiego per restare a casa.

È solo una delle tante proposte contenute nel documento di «Donne per un nuovo Rinascimento», task force voluta dalla ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti e composta da dodici esperte per l’Italia post covid, perché «ripartendo dalle donne e con le donne possiamo costruire un percorso inedito di crescita per il Paese».

Si tratta di proposte concrete, come quella di promuovere un modello di banca di prossimità per le donne con l’istituzione di un conto corrente e strumenti finanziari gratuiti per ciascuna donna al compimento dei 18 anni di età. E se uno dei nodi che più impedisce alle mamme di lavorare è la scarsità di posti nei nidi, l’Osservatorio propone la creazione di centomila posti in più in asili nido in cinque anni, da realizzare anche con l’aiuto dei privati (asili aziendali), con l’incentivazione della micro-imprenditoria femminile e con il contributo del terzo settore. Tema attualissimo trattato dall’organismo è stato anche lo smart working che secondo le esperte deve essere promosso con incentivi fiscali per l’acquisto di tecnologie, utilizzabili anche oltre l’orario lavorativo (a disposizione di tutta la famiglia, visto che è emerso, durante il lockdown, che molte famiglie non avevano abbastanza pc per la didattica a distanza e per il lavoro dei genitori). Non solo, si chiede si proseguire lo smart working e l’alternanza per padri e madri attraverso protocolli aziendali che rispettino le pari opportunità. Un tema che riguarda da vicino le donne è quello della scuola: a tal proposito l’Osservatorio chiede di rimodulare il calendario scolastico, sulla base dell’esperienza degli altri paesi europei, per allinearlo alle caratteristiche della società attuale e di famiglie con entrambi i genitori lavoratori, «superando l’ormai anacronistico periodo di chiusura estiva di tre mesi consecutivi». Di pari passo va la proposta di incentivare forme di organizzazione dell’orario lavorativo, in modo equilibrato e integrato nei diversi ambiti (casa/lavoro/servizi), creando anche sinergie con gli enti locali per un’organizzazione armonizzata dei servizi.

Un capitolo a parte riguarda l’imprenditoria femminile: l’idea è quella di istituire un fondo per la micro impresa femminile, introducendo finanziamenti a fondo perduto e tasso zero, incentivi fiscali nei primi anni di attività,servizi di tutoring tecnico-gestionale. Per le donne che hanno perso il lavoro dopo la pandemia si chiede di prevedere adeguata formazione e riqualificazione gratuita ma anche strutturare programmi specifici di formazione al digitale e alle nuove competenze Stem per giovani donne in maternità. Cavallo di battaglia della ministra Bonetti è infine la riforma della normativa che regola i congedi parentali, favorendo la corresponsabilità tra uomini e donne nella cura familiare estendendo anche la durata dei congedi di paternità.


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