«La sua forza e serenità con noi sempre» Il quartiere San Paolo ricorda «Pato»
Stefano Patelli, il «Pato», come lo chiamavano gli amici

«La sua forza e serenità con noi sempre»
Il quartiere San Paolo ricorda «Pato»

Stroncato a 50 anni da una malattia scoperta nell’aprile scorso durante il lockdown: il ricordo della moglie e delle due figlie.

Non mollare. E guardare sempre avanti. Anche quando si soffre, quando la stanchezza sembra avere il sopravvento. Chi fa sport, soprattutto quelli di endurance, questa regola la conosce bene. E la conosceva bene anche Stefano Patelli, il «Pato», come lo chiamavano gli amici. Quando la malattia l’ha colto senza troppi preavvisi lo scorso aprile, lui che di sport - dalla corsa alla bici - ne ha sempre praticato tanto, ha fatto esattamente ciò che la stessa attività sportiva e il suo carattere da inguaribile ottimista gli suggerivano. E cioè: rilanciare con una nuova sfida. Si era così iscritto alla Hero, gara di mountain bike in Val Gardena, 60 chilometri e 3.200 metri di dislivello, che avrebbe voluto affrontare il prossimo giugno assieme agli amici di sempre e ai colleghi di lavoro della LeoVince. Purtroppo quel pettorale resterà senza il suo atleta o chissà magari lo vestiranno simbolicamente proprio gli amici che con lui avrebbero voluto condividere la sfida: «Pato» se n’è andato lunedì 18 gennaio, lasciando nel dolore la moglie Raffaella, le figlie Martina e Giorgia, il resto della famiglia e i tanti amici che lo hanno circondato di affetto fino all’ultimo. Non è un caso, ma il frutto di una vita davvero ricca di relazioni.

Nato e cresciuto nel quartiere di San Paolo, Stefano Patelli ha vissuto sin da bambino nella comunità e nella parrocchia. «Ha frequentato l’asilo che si affaccia proprio sull’oratorio e ha calcato i nostri campi da calcio – ricorda monsignor Alessandro Locatelli, parroco di San Paolo Apostolo –. La famiglia ha sempre dedicato molto tempo all’attività di volontariato in parrocchia. Stefano era una persona solare, un trascinatore con tanti amici che lo seguivano». «Abbiamo condiviso un percorso lungo 30 anni – ricorda la moglie Raffaella Masper –, era un marito e un papà molto presente, un uomo dalla fede grande, sempre positivo e ottimista, sportivo e con uno stile di vita sano. Ad aprile abbiamo scoperto improvvisamente la malattia, in un periodo non facile a causa del lockdown e dell’emergenza sanitaria. Non si è mai abbattuto e ha sempre dato forza agli altri, mostrando grande serenità nonostante le sofferenze». Giovedì 21 gennaio alle 14 l’ultimo saluto nella chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo.


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