Lo stop alle discoteche fa discutere
«Così chiuderemo una volta per tutte»

Abbiamo sentito la voce dei titolari delle discoteche bergamasche. Ecco che cosa ci hanno detto.

I titolari delle discoteche non ci stanno a chiudere i locali senza far sentire la loro voce e puntano il dito contro il ministro della Salute, annunciando un ricorso al Tar del Lazio. «Prendiamo atto del provvedimento, basato su un aumento dei contagi, ma non ci sentiamo responsabili. Le nostre attività hanno lavorato al pari di altri settori della società: la gente vive a contatto e spesso si assembra in ogni dove da due mesi a questa parte. In spiaggia, al bar, per strada, ovunque. Nonostante ciò tutte le attività restano aperte. La discoteca è come sempre un grandioso capro espiatorio. Stavolta di un virus che ci risulta di carica virale bassissima» protesta Maurizio Pasca, presidente nazionale Silb Fipe Confcommercio, l’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo.

«Abbiamo sanificato, tracciato, imposto regole come tutti. E ora pare che l’avanzamento del virus sia imputabile a noi, ai giovani e alle vacanze – prosegue Pasca –. Osserveremo nei prossimi mesi se a discoteche chiuse il “contagio” si fermerà. E agiremo di conseguenza. Per ora, chiediamo al Governo aiuti fattivi per le nostre aziende, che sono chiuse da fine febbraio e hanno dipendenti, affitti, tasse da pagare come tutte le altre realtà imprenditoriali. 100.000 lavoratori, e 4 miliardi di fatturato persi, professionisti e famiglie rimaste senza reddito».

Nella Bergamasca i locali da ballo sono una dozzina, chi ha spazi all’aperto nell’ultimo mese ha lavorato a ranghi ridotti, gli altri hanno chiuso i battenti ormai sei mesi fa. «Avevo limitato gli ingressi al 50% e lavoravo solo su prenotazione, ma nelle ultime settimane le cose stavano andando bene – dice Paolo Visinoni, titolare del Life Club di Rovetta e presidente del Silb di Bergamo – Ci eravamo stabilizzati sulle cinquecento presenze, pur nel rispetto delle misure anti Covid: mascherine, distanziamento, code per consumare i drink e andare in bagno. Non tutti però si sono comportati allo stesso modo, nelle località di mare si è visto di tutto. In Lombardia ci sentiamo presi in giro» ammette Visinoni.

L’idea che a far precipitare la situazione siano state le discoteche di Puglia, Sardegna e Riviera romagnola, con migliaia di giovani in pista, è diffusa tra gli imprenditori del settore di casa nostra. «Nei locali di Gallipoli e Riccione si sono riversati sino a cinquemila giovani. Se tutti avessimo rispettato le linee guida del governo non saremmo arrivati a questo punto – sostiene Massimiliano Colombo, del Setai di Orio al Serio – . Noi abbiamo riaperto un mese fa con numeri ridotti. Distanziamento all’ingresso, mascherine, disinfettanti, un numero contingentato di persone in pista, e ora dobbiamo nuovamente chiudere. Chi era già in difficoltà non riuscirà a sopravvivere senza aiuti concreti dallo Stato. Siamo la categoria più penalizzata, ci hanno sostenuto riconoscendoci 30 giorni di affitto e il 10% di un mese di fatturato. A queste condizioni si prospetta un futuro a dir poco incerto».

«Non è corretto parlare di emergenza sanitaria – sbotta Tonino Vecchi, proprietario del Bolgia di Osio Sopra – i numeri dei contagi e dei morti non giustificano questo provvedimento. Siamo vittime di una manovra politica. I presidenti delle Regioni avrebbero voluto misure meno drastiche ma non sono stati ascoltati. Io ho chiuso il mio locale il 22 febbraio e non ho più riaperto, non avendo uno spazio estivo. Una condizione, questa, che riguarda il 78% delle discoteche italiane, meno di 300 hanno potuto tornare a lavorare. Sei mesi di chiusura con un sostegno esiguo da parte dello Stato: così ci portano a chiudere definitivamente».

Il Costez Nikita , a Grumello del Monte, era stato tra i primi a tornare in attività un mese e mezzo fa. «Abbiamo investito denaro per ripartire dopo i mesi di chiusura forzata – spiega il gestore, Francesco Battaglia – e messo in atto tutte le misure necessarie per aprire in sicurezza, poi la nuova tegola caduta all’improvviso. Ma l’affitto e le bollette vanno pagate lo stesso e la merce che abbiamo nei magazzini che fine farà? Ci sentiamo presi di mira, non c’è chiarezza in questi provvedimenti. L’associazione di categoria Asso Intrattenimento ha proposto che nei locali possa entrare solo chi ha più di 19 anni, per evitare contagi tra i più giovani, e l’obbligo delle mascherine dentro e fuori, sono misure che consentirebbero di evitare un altro lockdown e che ci auguriamo vengano prese in considerazione».

In questi mesi non si è fermato il Bobadilla di Dalmine, che in luglio ha rinunciato alla musica limitando il servizio alla ristorazione e al cocktail bar. «Continueremo a lavorare come ristorante e bar – dice il titolare, Omar Maffioletti – cercando di limitare i danni economici. Capisco la necessità di prendere provvedimenti da parte del governo, resta il fatto che siamo i più colpiti e che in questo modo si causano serie difficoltà a tante famiglie che dipendono da noi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA