Materne paritarie, rette dei mesi chiusi  «Rimborso? Serve l’aiuto del governo»

Materne paritarie, rette dei mesi chiusi
«Rimborso? Serve l’aiuto del governo»

È l’indicazione che Adasm ha dato alle 228 scuole dell’infanzia di città e provincia Sartori: «Vogliamo andare incontro alle famiglie, anche gli istituti hanno però costi da sostenere».

Restituire alle famiglie almeno una parte delle rette già versate, in attesa che il governo attivi delle misure a sostegno delle scuole paritarie, per poi completare la restituzione a misure erogate. È questa l’ indicazione che Adasm, l’ Associazione delle scuole dell’ infanzia cattoliche, sta dando ai propri associati: 228 scuole dell’ infanzia sparse su tutta la provincia.

Le scuole paritarie rappresentano anche per la Bergamasca una parte fondamentale del sistema di educazione e di istruzione. In provincia, oltre alle materne, sono presenti anche circa 130 nidi (3.000 bambini in totale) e 31 scuole primarie con 5.200 alunni. Una presenza capillare in tutto il territorio, nonostante le difficoltà che hanno costretto a una razionalizzazione delle classi e alla chiusura, in alcuni casi, delle scuole. «Noi rappresentiamo scuole dell’ infanzia no profit - sottolinea il presidente di Adasm Bergamo, Giovanbattista Sartori -, che da più di cento anni offrono un servizio alle famiglie e a tutte le comunità. Servizio reso possibile grazie anche alla presenza massiccia del volontariato, come all’ interno dei consigli di amministrazione, e grazie anche all’ impegno finanziario delle parrocchie, all’ aiuto dei comuni e alle rette delle famiglie».

Attualmente la media provinciale delle rette delle 228 scuole di Adasm Fism è 175 euro, comprensiva di pasto. «Ci sono poi differenze - continua Sartori - da scuola a scuola, dovute alle tipologie delle scuole stesse, al numero di bambini, di sezioni, alle caratteristiche degli edifici e al personale. Oggi stiamo indubbiamente vivendo tutti un momento di estrema difficoltà».

Le proposte al governo Per questo la federazione nazionale Adasm Fism ha fatto al governo una serie di proposte per alleviare la situazione: obiettivo tutelare sia le famiglie sia le scuole. «Anche perché in alcuni casi - continua - l’ interruzione delle attività rischia di incidere sulla sopravvivenza delle scuole: gli istituti sono chiusi, ma devono comunque continuare con i pagamenti del personale, in attesa degli ammortizzatori sociali. Anche per questo motivo abbiamo chiesto aiuto al governo.

Nel dettaglio abbiamo chiesto un fondo straordinario per dare contributi aggiuntivi alle scuole, a tutela dei dipendenti; abbiamo chiesto che le famiglie possano detrarre integralmente le rette per la scuola e per i servizi educativi nel corso del 2020; l’ azzeramento delle imposte per le realtà educative scolastiche che operano senza scopo di lucro; un fondo di integrazione salariale e la possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga».

Mentre si aspettano le risposte dal governo, però, Adasm ha fatto un passo in più. «In questo momento si rischia - conclude Sartori - un cortocircuito tra le legittime richieste delle famiglie e la necessità delle scuole di avere fondi per pagare gli stipendi.

Adasm ha invitato le scuole alla riduzione delle rette per il periodo di non attivazione del servizio. Essendo realtà senza fini di lucro le scuole si impegnano poi a restituire alle famiglie anche la restante quota versata, una volta attivati eventuali “strumenti” e ammortizzatori dal governo».

Le primarie Un orientamento preciso e che riguarda i nidi e le scuole dell’ infanzia. Nelle primarie invece le situazioni saranno da valutare caso per caso: in queste realtà è previsto un servizio scolastico a distanza. «Le associazioni e i vari ambiti territoriali si stanno muovendo in modo diverso - spiega Daniela Noris, direttrice dell’ Ufficio per la Pastorale scolastica della Diocesi di Bergamo -, non c’ è un’ indicazione unitaria e non c’ è un’ autorità che in qualche modo si ponga alla guida delle scuole in questa situazione. Ogni istituto, per ora, si sta muovendo autonomamente. Alcune famiglie, soprattutto nella scuola dell’ infanzia, si sentono in diritto di non versare la quota perché il servizio non viene erogato, ma parte del costo non dipende dall’ erogazione del servizio. Devo dire però che in linea generale le famiglie comprendono la situazione di emergenza». Il comportamento però varia da scuola a scuola, «anche sull’ attivazione del lavoro da casa - conclude - che viene promosso in alcuni casi anche sulla materna. Le scuole hanno attivato, sempre in sintonia con le famiglie, canali di comunicazione e di supporto ai genitori. Bisogna anche dire che in molti casi la dote scuola di Regione Lombardia è già arrivata, e per chi aveva un Isee non alto queste quote coprono già le rette fino a fine maggio».


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