Neomamma dimessa con una bimba non sua, l’ospedale: «Profondo rammarico»

Al «Papa Giovanni» L’errore scoperto dopo poche ore, la donna chiamata dal reparto in serata. L’Asst: «Fatto eccezionale, mai verificatosi prima. Qui nascono oltre 4 mila bambini l’anno».

A mente lucida, qualche ora dopo, riconosce di avere avuto subito qualche dubbio, per via di quei colori. Ciglia e capelli folti e scuri, troppo scuri per essere quelli della sua gemellina partorita il giorno prima, nata bella come il sole ma con colori chiari, proprio come i suoi. Ma quando ha chiesto spiegazioni al personale sanitario, il giorno dopo averla messa alla luce, sono arrivate, o almeno così lei ricorda, solo rassicurazioni: «Non si preoccupi, signora. Può succedere. I colori dei neonati cambiano in fretta, può essere che si siano già scuriti». E invece. Martedì a tarda sera una coppia di neogenitori residenti nella Bergamasca, tornata a casa poche ore prima dall’ospedale, riceve una telefonata dal «Papa Giovanni XXIII». I loro gemellini, maschio e femmina, sono nati nel presidio cittadino quattro giorni prima, di sabato, e quando gli operatori sanitari chiamano da Bergamo stanno dormendo per la prima volta nella culla di casa. Al telefono il personale dell’ospedale chiede ai genitori di controllare il braccialettino che uno dei due neonati - la bimba – aveva indosso alle dimissioni, avvenute quello stesso pomeriggio. E il braccialettino, già tagliato e conservato per ricordo, ha nome e cognome di un’altra bambina, nata nello stesso ospedale più o meno alla stessa ora.

I genitori realizzano: quella piccolina, che dorme beata, non è figlia loro. «E lì ho capito. Mi sono ricordata di quando avevo espresso dubbi, di quando mi ero stranita nel vedere capelli e ciglia scure - racconta la mamma -. La mia bimba appena nata aveva colori chiari, come i miei. Ma quella che ho accudito sin dal giorno dopo il parto, invece, era mora. Non era lei, la mia gemellina. Non abbiamo mai fatto caso al braccialettino».

Secondo i genitori l’errore deve essere avvenuto già dal giorno dopo il parto, quando la mamma ha notato i colori, diversi, della bimba. «Siamo volati al Papa Giovanni martedì notte e lì abbiamo incrociato la mamma che, al posto nostro, aveva accudito per giorni la nostra bimba mentre noi cullavamo la sua. Evidentemente le due piccole sono state scambiate di culla, senza che il braccialettino fosse verificato».

Le scuse dell’ospedale

All’ospedale, martedì notte, la coppia trova il personale del Papa Giovanni al completo, volti e sguardi rammaricati, le scuse sono profonde e sincere. Gli operatori sono tutti mortificati. Un incidente simile, nel presidio universalmente riconosciuto come d’eccellenza, non era mai capitato. Nonostante numeri da record, con quattromila parti all’anno regolati da protocolli rigidissimi. «L’errore – spiega l’ospedale in una nota - è stato favorito dal fatto che le bambine sono nate a poche ore di distanza, con peso sovrapponibile e una storia clinica molto simile. Si è trattato di una situazione eccezionale, mai verificatasi in precedenza nel nostro punto nascita dove vengono alla luce più di 4 mila bambini ogni anno, generata - presumibilmente, in base agli elementi finora raccolti - dal mancato rispetto della procedura in essere, che prevede la verifica dei braccialetti identificativi della coppia mamma/neonato al momento dell’arrivo del bambino nella stanza di degenza della mamma dopo essere transitato dal Nido».

I dettagli della vicenda saranno approfonditi nelle prossime ore: «È stata istituita una commissione interna per ricostruire i fatti e mettere in atto eventuali correttivi ai già rigidi protocolli esistenti in azienda per evitare che altri episodi simili possano verificarsi in futuro. L’Asst Papa Giovanni XXIII è profondamente rammaricata per quanto accaduto e si scusa anche pubblicamente con le famiglie coinvolte, dopo averlo già fatto di persona». Lo scambio delle due bambine non ha avuto conseguenze cliniche: «Entrambe le neonate sono state dimesse a domicilio in ottimo stato di salute: non hanno riportato conseguenze per quanto accaduto, non hanno corso rischi di contagio infettivo e non sono state sottoposte a terapie particolari» assicurano dall’Asst. E i genitori della gemellina non se la sentono di puntare il dito contro il personale ospedaliero. «Non siamo arrabbiati. Siamo semplicemente sotto choc. Errare è umano, ce ne rendiamo conto. Quello che speriamo è che incidenti simili non capitino più».

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