«Nidi gratis, ma i Comuni non firmano Metà delle famiglie è tagliata fuori»

«Nidi gratis, ma i Comuni non firmano
Metà delle famiglie è tagliata fuori»

I Comuni che hanno aderito rappresentano il 40% della popolazione: le critiche della Cisl.

Sono solo una cinquantina i Comuni bergamaschi che hanno intanto aderito alla misura «Nidi Gratis» della Regione Lombardia. C’è ancora tempo fino alla fine di giugno, una decina di giorni. Invero, questo 20% del numero delle municipalità ospita il 40 % della popolazione, comprendendo il capoluogo e i centri maggiori della provincia. Comunque, restando così le cose, più della metà dei bergamaschi non potrà usufruire dell’azzeramento della retta di nidi e micronidi (pubblici o privati convenzionati) nell’ambito degli interventi introdotti a sostegno della famiglia e della cura dei bambini nei primi anni di vita per favorire una miglior conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei genitori.

È questa la situazione a due mesi dalla entrata in vigore della delibera regionale emanata tra le misure del «Reddito di Autonomia 2016», anche a seguito di un serrato confronto sindacale, che permetteva alle famiglie con figli tra i 3 e i 36 mesi, composta da genitori occupati o che fruiscono di politiche attive del lavoro, con un Isee uguale o inferiore a 20mila euro, di richiedere la frequenza gratuita dell’asilo comunale. «Ebbene – sottolinea Francesco Corna, segretario provinciale Cisl Bergamo – questa possibilità per tanti cittadini viene messa in discussione dalla mancata adesione di molti Comuni all’iniziativa. Inoltre, la misura così come è non convince. La “strategia” dei bonus è sbagliata, servono azioni di contrasto alla povertà decentrate sul territorio, gestite direttamente dai Comuni. I territori rappresentano infatti lo spazio privilegiato entro il quale i diversi soggetti istituzionali (del privato sociale e del mondo associativo) possono concorrere a costruire politiche inclusive per persone e famiglie in difficoltà economica e sociale, secondo una logica di cooperazione. Non si capisce poi come mai così tanti comuni abbiano evitato di intraprendere le azioni utili a sottoscrivere la convenzione».

Inconcepibile, tra l’altro, in una provincia non certo povera di strutture per l’infanzia: da una recente analisi condotta dalla Cisl sull’offerta per i più piccoli e le loro famiglie, risulta infatti che sono 266 i centri (pubblici o privati) a loro disposizione, tra Nidi comunali o convenzionati, Centri prima infanzia, Micronido e Nidi famiglia, con quasi 6000 utenze registrate nel 2015. Infine, rispetto al bonus, la Cisl esprime perplessità «per l’accesso – continua Corna - riservato esclusivamente alle famiglie con residenza continuativa di un genitore (da almeno 5 anni) in Lombardia. Questa misura, per il fatto di prevedere un limite Isee di 20mila euro, dovrebbe dare opportunità uguali a tutti i cittadini - conclude il sindacalista bergamasco. La Cisl di Bergamo mette a disposizione le strutture del proprio CAF per l’elaborazione del documento Isee, ricordando comunque che spetta solo ai comuni la compilazione della domanda».


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