«Non rubateci il futuro», ragazzi in corteo Anche a Bergamo: mandateci le foto

«Non rubateci il futuro», ragazzi in corteo
Anche a Bergamo: mandateci le foto

Una protesta di massa che tocca tutti i continenti e coinvolge centinaia di migliaia di ragazzi, con un’unica richiesta: interventi concreti, subito, per bloccare il riscaldamento globale e garantire un futuro alle donne e agli uomini di domani.

Dagli Stati Uniti all’Africa, dall’India alla Turchia all’Italia. Gli adolescenti di tutto il mondo hanno risposto all’appello di Greta, la sedicenne svedese che ha trasformato la sua protesta nel più grande sciopero mai organizzato dagli studenti: il «Global Strike for future». Una protesta di massa che tocca tutti i continenti e coinvolge centinaia di migliaia di ragazzi, con un’unica richiesta: interventi concreti, subito, per bloccare il riscaldamento globale e garantire un futuro alle donne e agli uomini di domani.

Niente scuola per un giorno, come ha fatto ogni venerdì per mesi Greta davanti al parlamento svedese, ma questa volta con il sostegno di centinaia di scuole, professori, associazioni e istituzioni. Tutti con loro, i giovani, che hanno preso in mano un dossier per troppo tempo rimandato dai politici. Tanto che lei, la ragazzina che ha inventato i «Fridays for future», è stata proposta per il premio Nobel.

Anche Bergamo aderisce alla grande manifestazione mondiale: in mattinata le scuole superiori sfileranno da piazzale Alpini fino a piazza Matteotti con la consegna della raccolta firme in Comune per salvare il pianeta. Gli studenti delle scuole elementari e medie invece rifletteranno sul tema dei cambiamenti climatici in classe con gli insegnanti e il supporto dell’inserto de L’Eco di Bergamo in edicola giovedì 14 marzo.

L’invito è quello di inviare alla redazione de L’Eco di Bergamo foto e riflessioni sui cambiamenti climatici e sulla manifestazione a Bergamo. Potete inviare foto, video o testi a: redazioneweb@eco.bg.it.

Negli Stati Uniti la protesta è diventata anche una sfida al presidente Usa Donald Trump, protagonista dello strappo dagli accordi sul clima di Parigi. I cortei degli studenti americani toccano tutti i 50 Stati, ma a Washington una tappa speciale è prevista a Capitol Hill, dove ha sede il Congresso, e a due passi dalla Casa Bianca ed è diretta tutta contro il tycoon da sempre scettico sul riscaldamento globale.

Cento le città coinvolte nel Regno Unito, dalla Scozia all’Inghilterra, in particolare a Londra, ma anche in località remote del Paese, come Penzance in Cornovaglia. Uniti contro «l’allarmante mancanza di leadership da parte del governo nel contrastare il cambiamento climatico». Sono 182 le piazze coinvolte in Italia, dove l’unico adulto ammesso è il geologo Mario Tozzi per spiegare «il rapporto degli scienziati dell’Ipcc (il panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici), in particolar modo la necessità di agire subito per contenere l’aumento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi, altrimenti rimarranno solo 11 anni per arrivare al punto di non ritorno». In Francia la protesta si protrarrà per tutto il weekend con manifestazioni ed eventi a Parigi ma anche a Bordeaux, Lione, Lille e decine di altre città. Migliaia di persone sono mobilitate e oltre 200 scuole: «Di fronte all’inazione dei nostri governi – questo il manifesto postato su Facebook – ai crimini delle imprese, spetta a noi agire, perché quello che stanno rubando sotto i nostri occhi è il nostro futuro». Duecentoventiquattro le città tedesche attraversate dalla protesta in Germania, dove i ragazzi hanno avviato anche una raccolta fondi per sostenere il movimento, arrivata a 49mila euro e decine sono le manifestazioni previste anche in Belgio.

La mobilitazione nel nome di Greta e del futuro dei giovani è arrivata anche nei Paesi più inquinati del mondo, anche se con sorti differenti. In India centinaia di scuole e studenti hanno aderito a Bangalore, Mumbai, Hyderabad, ma anche in in cittadine più piccole e periferiche come Udaipur, in Rajastan. In Cina, tra le nazioni più inquinate e inquinanti in assoluto, gli studenti hanno meno margine di manovra: solo 5 le città coinvolte – Chaoyang, Guangzhou, Hangzhou, Shanghai e Shenzhen – mentre Pechino, invece, è fuori dai giochi a causa della giornata finale del Congresso nazionale del popolo. E pochi saranno gli studenti in piazza anche in Brasile, almeno stando ai cortei organizzati.


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