Omaggio ai Caduti in Rocca e in centro Il 4 Novembre a Bergamo, ecco le foto

Omaggio ai Caduti in Rocca e in centro
Il 4 Novembre a Bergamo, ecco le foto

Lunedì mattina in Rocca la deposizione delle corone. Poi la cerimonia in centro con associazioni e autorità.

Il 4 Novembre 1918 entrò in vigore l’armistizio che mise fine alla Prima Guerra mondiale. Per onorare i sacrifici dei soldati caduti a difesa della Patria, il 4 Novembre 1921 ebbe luogo la tumulazione del «Milite ignoto» all’Altare della Patria di Roma e, l’anno dopo, quella giornata fu dichiarata Festa nazionale.

Per celebrare il Giorno dell’Unità nazionale e delle Forze armate, il Comune di Bergamo ha predisposto per lunedì un programma di eventi commemorativi a cui tutta la cittadinanza è invitata. Alle 9,30 in Rocca sono state deposte le corone d’alloro. La deposizione delle corone anche in città bassa, alle 10 a Palazzo Frizzoni e al monumento ai Fratelli Calvi. Alle 10,15 in piazza Vittorio Veneto schieramento dei reparti in armi, afflusso delle autorità e delle rappresentanze civili e militari cui è seguita, alle 10,30, l’inizio della cerimonia.

Dopo gli onori ai labari delle Associazioni combattentistiche e d’arma, ai gonfaloni di Comune e Provincia e alle autorità, l’alzabandiera e la deposizione delle corone d’alloro alla Torre dei Caduti. Il prefetto Elisabetta Margiacchi ha letto il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Le gesta e l’esempio che hanno contraddistinto il comportamento di tanti militari nelle vicende che hanno accompagnato nei decenni lo sviluppo dell’Italia ispirano ancora oggi il personale delle forze armate, al quale va la riconoscenza di tutto il Paese per il contributo fornito alla sicurezza della comunità nazionale e internazionale - è uno stralcio del messaggio del Capo dello Stato -. Nelle aree più martoriate del nostro pianeta i nostri militari assicurano il sostegno dell’Italia alla salvaguardia dei diritti umani e per prevenire e contrastare il terrorismo. In un mondo attraversato da molteplici tensioni e scosso da diffusa conflittualità lo Stato italiano schiera oltre 6 mila persone in 22 Paesi a salvaguardia dei più deboli ed oppressi. A tutti loro va un particolare pensiero». E poi ancora: «I traguardi raggiunti ci consentono di guardare al futuro con fiducia, consapevoli tuttavia dei rischi e delle sfide portate tuttora alla pacifica convivenza. In questo giorno in cui celebriamo l’Unità Nazionale e festeggiamo le forze armate desidero trasmettere il più vivo apprezzamento del Paese per la professionalità e le qualità umane espresse dai militari e dai dipendenti civili della difesa nella loro attività. Ad essi e alle loro famiglie rivolgo l’augurio più cordiale. Viva le forze armate, viva la Repubblica» si conclude così il messaggio di Mattarella, a cui è seguito il saluto del vicesindaco Sergio Gandi e del comandante del 3° Reggimento Aves «Aquila».

Ricordare questa data e ciò che rappresenta - ha detto Gandi nel suo discorso - «è il modo migliore per ricordare quanto insensata sia la guerra e quanto sia bello e naturale l’anelito alla pace che ispira oggi le nostre istituzioni e le nostre forze armate. Così al compiersi del percorso risorgimentale è nata in via definitiva l’Unità della nostra nazione, grazie al sacrificio, alla tenuta morale, al sentimento di fraternità ed al senso forte di appartenenza di chi si è battuto per un ideale che ancora oggi ci anima. Un esempio straordinario che può e deve orientare le nostre scelte di vita, anche a distanza di oltre 100 anni da quei momenti. L’unità nazionale non è un’acquisizione definitiva ma un valore che pone a noi tutti interrogativi scomodi rispetto all’oggi».

«Le dinamiche che attraversano il nostro Paese, il divario nord sud, le disuguaglianze sociali, le contrapposizioni agitate ad arte tra cittadini italiani e di origine straniera, le cadute di tanti nell’abisso delle discriminazioni etniche, sociale, di genere, la scelta di tanti giovani di cercare il proprio futuro lontano dal nostro Paese minano alle fondamenta l’unità nazionale che non può essere intesa ovviamente come mera unità territoriale ma come effettiva coesione umana e sociale di un’intera comunità, che si riconosce o dovrebbe riconoscersi in uno stesso cammino. È su questo che ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo. Al di là della celebrazione odierna, tutt’altro che retorica, il monito che i nostri padri, nel cui ricordo celebriamo questa giornata, ci fanno pervenire è che solo il contributo di tutti e di ognuno di noi, solo l’agire collettivo per un fine, il bene comune condiviso, consentono di raggiungere i risultati sperati a tutela del nostro futuro. Credere nelle istituzioni, rispettare che è accanto a noi e chi è diverso da noi, soccorrere chi esprime un bisogno è il modo, l’unico possibile, di perseguire il valore dell’unità effettiva della nostra comunità nazionale e di allontanare quei sentimenti di ostilità, diffidenza e sfiducia che in questa fase storica tendono a caratterizzare la nostra vita individuale e collettiva così come il modo di ricucire il tessuto sociale frazionato in mille particolarismi» ha detto ancora il vicesindaco.

In Rocca a prendere la parola anche monsignor Giulio Della Vite, segretario della Curia Vescovile: «Signore, ascolta la nostra voce di oggi, donaci la forza di compiere gesti concreti per costruire la pace: donaci la paziente perseveranza per far crescere uno stile e una mentalità di pace che cerca più ciò che unisce di ciò che divide. Disarma le mani e le lingue, rinnova i cuori e le menti».


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