«Perchè ogni giorno è una conquista»  Ciao Luca, una vita contro il tumore
Luca Belloni

«Perchè ogni giorno è una conquista»

Ciao Luca, una vita contro il tumore

Ha sempre lottato contro la malattia con coraggio, un esempio di tenacia. Aiutando la ricerca contro il cancro. L’addio a Luca Belloni.

Non ha mai smesso di correre, Luca. Non ha mai voluto sentirsi malato e fino all’ultimo metro ha combattuto e ha creduto nella vita, che ha amato alla follia. È morto giovedì mattina Luca Belloni, 49 anni, di Bergamo: nel 2012 gli era stato diagnosticato un tumore al cervello che, nonostante gli interventi e le terapie all’avanguardia, non gli ha dato scampo.

Sulle nostre pagine abbiamo raccontato la sua storia, anche recentemente, quando il mese scorso ha rinunciato alla maratona di New York, perché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Come già aveva fatto nel 2014, avrebbe corso per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro: quest’anno, al suo posto, ci è quindi andata l’amica di una vita, che ha corso per lui proprio con quella maglia gialla con cui Luca ha sfidato salite e lunghi percorsi. Perché correre, Luca ce lo aveva raccontato, «è un modo per combattere le proprie battaglie».

E lui ha sempre corso, fin quando ha potuto, e sempre con gli amici. Mai solo: con la sua famiglia, la moglie Cristina e i figli Federica e Andres, amatissimi, e con chi in questi ultimi anni di lotte e di fatica, ha incontrato sulla sua strada.

Luca lascia grandi ricordi e un insegnamento: quello di non aver paura di lottare, fino alla fine. «Ogni giorno è una conquista» diceva. Da venerdì è allestita la camera ardente all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo mentre sono tanti i messaggi di saluto comparsi su Facebook, tra cui quelli dei colleghi: Luca è stato amministratore delegato di una società internazionale di comunicazione.

L’ultimo suo desiderio è stato quello di donare le cornee. Sabato i funerali saranno celebrati nella chiesa di Sant’Alessandro, in via Pignolo, alle 10. Sarà l’ultima corsa insieme a chi gli è stato a fianco da sempre o semplicemente grazie a quanto lui ha saputo raccontare per sostenere la ricerca medica. Molti lo ricorderanno con le immancabili scarpe da runner ai piedi: «Quando corri ti senti vivo - ci aveva detto -. E libero».
Fa.Ti.


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