«Persone a casa malate, diagnosi al telefono ma il tampone non c’è»

«Persone a casa malate, diagnosi al telefono ma il tampone non c’è»

«Ho un familiare che ha contratto il Covid-19, fortunatamente in forma per ora lieve e non preoccupante, ma non è stato sottoposto al tampone: la diagnosi è stata fatta al telefono dal medico di base».

È una delle segnalazioni dei lettori sul tema dei tamponi alle persone non ospedalizzate per il coronavirus, argomento che è tornato sotto i riflettori nelle scorse ore dopo l’ annuncio della Regione Veneto del via a una campagna di screening «a tappeto» che porterà l’ effettuazione dei tamponi per il Covid-19 dagli attuali 3.210 a 11.330 al giorno.

I tamponi vengono eseguiti sui pazienti ricoverati, ma sono tanti anche i malati a casa con sintomi più o meno evidenti di una possibile (ma non accertata da analisi di laboratorio) infezione da coronavirus, e c’ è chi, come Veila Ardrizzo, mette in evidenza la situazione di un componente della famiglia che non abita con lei: «Senza una diagnosi ufficiale, fatta con il tampone, non scatta la quarantena e chi abita con il malato deve andare a lavorare, con il rischio di diffondere il contagio. Al di là del mio caso famigliare, ho sentito che a molte altre persone non è stato fatto il tampone. Come mai non si fanno i tamponi? Bisogna chiudere tutto e impedire in tutti modi che chi ha una persona malata in casa esca per andare a lavorare. E chiunque ha la febbre deve essere obbligato a restare in casa».

Tra i casi positivi scoperti in provincia nelle scorse settimane c’ è anche chi, ristabilitosi dopo essere rimasto in isolamento a casa, non sa ancora se e quando potrà essere sottoposto ancora al tampone per certificare la negatività.

Proprio sul tema dei tamponi «a tappeto» ieri si è espresso anche il governatore lombardo Attilio Fontana. Incontrando la stampa a Palazzo Lombardia, Fontana ha risposto a chi gli ha chiesto se la Regione sta pensando di fare il tampone a tutti i cittadini lombardi come ha annunciato Zaia per il Veneto: «Parlare di screening in un paese come Vò con 1.500 abitanti ha senso - ha spiegato Fontana - ma per 10 milioni di persone come in Lombardia, quando a oggi ci vogliono più di 8-9 ore per avere il risultato di un tampone, non so in quanti anni si potrebbe fare. Allo stato attuale è molto difficile, se ci fossero nuovi sistemi, per ottenere risultati con una velocità maggiore, si può valutare».


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