Piazzale Alpini? Controlli quotidiani Un parcheggiatore: vengo da Brescia

Piazzale Alpini? Controlli quotidiani
Un parcheggiatore: vengo da Brescia

«I controlli in piazzale Alpini sono quotidiani. C’è grande attenzione a tutta la zona della stazione, piazzale Marconi è presidiato 12 ore al giorno» spiega l’assessore alla Sicurezza Sergio Gandi.

L’area compresa tra piazzale Alpini, le Autolinee e la stazione dei treni è da sempre caldissima. Degrado, bivacco e spaccio alla luce del sole sono in quest’angolo di città la normalità purtroppo, «problemi che affondano le loro radici nelle notte dei tempi» chiosa il vicesindaco. Che puntualizza, non tanto per mettere le mani avanti di fronte agli inevitabili attacchi politici, ma per spiegare che certe situazioni sono incancrenite e richiedono tempo, lavoro e collaborazione su più fronti.

Il rilancio di piazzale Alpini non passa insomma solo dalla sicurezza, ma deve comporsi di tanti elementi, anche solo di un miglior arredo urbano che renda la zona più «appetibile» e frequentata dai cittadini. Confesercenti ha stimato 80 mila presenze alla fiera dello street food in piazzale Alpini. «Questa è la dimostrazione – prosegue – che se ci mettiamo un certo numero di manifestazioni possiamo rendere questo spazio più vivo e vivibile. Cerchiamo di proporre più iniziative periodiche perché la gente ci va, è il modo migliore per contrastare il degrado».

Presto verrà risolto anche il problema del tunnel tra i due edifici dell’Urban center, da tempo terreno fertile per il degrado e la frequentazione di sbandati. «L’Atb – aggiunge Gandi – installerà le telecamere. Inoltre verrà rivisto l’appalto di guardiania e il passaggio verrà chiuso da un cancello».

Il problema del degrado si abbina a quello dei parcheggiatori abusivi, che non sono solo nella zona della stazione e di piazzale Alpini. Con uno di questi, stabile in via Casalino, che racconta la sua storia. È un uomo di colore con qualche capello bianco, modi gentili e riservati. Conosce poche parole della nostra lingua, ma se ci si rivolge a lui in francese, allora racconta qualcosa in più: «Sono qui da tre anni . Sono originario del Senegal, dove c’è la mia famiglia, mia moglie e un figlio. In Africa facevo il commerciante, qui in Italia vendo qualcosa per strada, ma continuo a mandare curriculum, vorrei trovare un lavoro».

Ma di lavoro non ce n’è e per sopravvivere e portare a casa qualche euro, resta per strada: «Vivo a Brescia, tutte le mattine prendo il treno, questo è il mio lavoro. Se vendo qualcosa sono contento, non tutti i giorni purtroppo sono uguali. C’è chi mi dà qualche moneta, io ringrazio, mando quasi tutto in Africa per la mia famiglia. Ma non rubo, non si deve rubare mai».

È difficile raccogliere le storie di questi ragazzi e uomini che passano la giornata per strada, tra le strisce blu, improvvisandosi parcheggiatori tra gli automobilisti che hanno fretta, inclini a elargire una monetina pur di avere un posto libero. Colpisce come il popolo dei parcheggiatori abusivi parli di «lavoro» quando racconta la sua storia.


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