Contestazioni tra musulmani - foto e video Contro Saleh: «Vogliamo il diritto di voto»

Contestazioni tra musulmani - foto e video
Contro Saleh: «Vogliamo il diritto di voto»

Una riunione che si è trasformata in baruffa con tensioni alle stelle, grida e striscioni contro il presidente del direttivo di via Cenisio Mohamed Saleh e il suo operato. Sui cartelli si leggeva anche: «Terrorismo».

Nell’Auditorium S. Sisto di Colognola la riunione organizzata dai responsabili del Centro islamico di via Cenisio si è trasformata in un momento ad alta tensione, in un clima già abbastanza teso tra l’attuale direttivo - quello del - e l’ex presidente Imad El Joulani.

Contestato infatti il direttivo di via Cenisio da oltre una quarantina di persone, donne e ragazze comprese, che hanno detto di non sentirsi rappresentate da un gruppo direttivo non eletto democraticamente. «Vogliamo il diritto di voto» si legge sui cartelli.

La protesta a Colognola

La protesta a Colognola
(Foto by Foto Bedolis)

Presenti anche un rappresentante del Comune, uno dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia e un rappresentante della Qatar Charity foundation.

Il momento di tensione è scaturito subito dopo la preghiera iniziale, con il gruppo che contesta il direttivo che ha mostrato cartelli e striscioni di protesta, per poi uscire dalla riunione mentre si spiegava il contenzioso sul finanziamento per un ipotetico centro in via San Fermo (di cui il Comune non sapeva niente).

Da sinistra Saleh e Angeloni

Da sinistra Saleh e Angeloni
(Foto by Foto Bedolis)

La contesa riguarda il maxi-finanziamento da 5 milioni di euro per la realizzazione di una nuova moschea, concesso a El Joulani dal Qatar (e con il quale l’ex presidente pensava di realizzare un centro islamico in via San Fermo, ora sotto inchiesta). Sulla vicenda l’attuale presidente Mohamed Saleh sostiene di essere stato fino alla fine all’oscuro di tutto, mentre El Joulani, allora a capo del Centro, dichiara: «Sapeva tutto».

Dopo le proteste, i contestatori sono stati allontanati e se ne sono andati mentre la riunione è proseguita. Distribuito un comunicato firmato dalla Comunità islamica di Bergamo: «Contrariamente alle notizie e dichiarazioni pubblicate, la Comunità islamica di Bergamo - vi si legge - è composta fino ad ora da 400 associati e da altre associazioni musulmane, con due organi direttivi eletti dall’assemblea generale e che ha avuto il sostegno di oltre 1200 firme di fedeli musulmani che nella stessa petizione dichiaravano apertamente che l’attuale direttivo del Centro culturale islamico non li rappresentava denunciando anche il disaccordo sulla denuncia penale in atto».

E continua: «Il sapere che le autorità cittadine partecipano a questo incontro (quello di domenica 24 gennaio, ndr) senza richiedere alcune nostra partecipazione, ma soprattutto senza sapere che l’associazione Centro Culturale Islamico di Bergamo rappresentata dal presidente Mohammed Saleh, è un’associazione con solo 7 iscritti, delegittimata dai frequentatori della moschea di via Cenisio e che dopo l’esclusione del dott. Imad Joulani hanno cambiato lo statuto per evitare organi di governo e rappresentatività democratica, si configura con lo schierarsi da una parte in un contenzioso doloroso all’interno dei fedeli musulmani bergamaschi».


© RIPRODUZIONE RISERVATA