«Rahma era la nostra gioia» Muore a dieci anni, donati gli organi
L’interno dell’ospedale Papa Giovanni dove Rahma è deceduta

«Rahma era la nostra gioia»
Muore a dieci anni, donati gli organi

La piccola Rahma soffriva di un grave problema cerebrale. Le parole del papà: «Era la nostra gioia. Quando ho capito che non c’era niente da fare ho detto ai medici: fate che sia d’aiuto per altri bimbi malati».

«Rahma per noi era la gioia della vita. La più piccola dei miei sei figli, appena 10 anni, era sempre vivace, felice, contenta di stare al mondo. E capace di sopportare il dolore, la malattia, che l’hanno accompagnata da quando è nata. Venerdì, quando i medici mi hanno detto che dovevamo prepararci al peggio, non ho avuto esitazioni. Ho chiesto subito che si facesse in modo che la morte di mia figlia non fosse inutile. “Fate in modo che Rahma possa aiutare altri bambini che soffrono”, ho chiesto.

Mi è sembrata la cosa più naturale che gli organi di mia figlia servissero a dare la vita ad altri piccoli come lei». Mufid - «il mio nome in arabo significa utile, e ne sono contento», il papà di Rahma racconta accorato la scelta quasi istintiva che con la moglie Suha ha preso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: acconsentire a donare gli organi della piccola Rahma. «Siamo palestinesi con passaporto giordano, e io sono qui ormai da quasi 30 anni – spiega Mufid –. In questa terra bergamasca io ho trovato il lavoro, anche se ora sono disoccupato, ho fatto crescere i miei figli, qui è nata Rahma. Siamo stati accolti, e ci siamo sempre impegnati a vivere secondo le leggi, coltivando la nostra cultura. Sarei ipocrita se dicessi che è stato tutto rose e fiori, e anche se dicessi che non ci sono pregiudizi nei confronti degli stranieri, di noi musulmani in particolare.

La nostra scelta per Rahma non è stata fatta per dimostrare il contrario, ma spero che questo gesto serva a fare riflettere. Io ho solo pensato agli altri bambini che soffrono, e ho desiderato che tutta la sofferenza di mia figlia non fosse stata inutile». Rahma, spiega il papà, è nata con un gravissimo problema, era idrocefala. «Il primo intervento di drenaggio di liquidi dalla testa le è stato fatto a Brescia, poi è sempre stata seguita a Bergamo, all’ospedale Papa Giovanni. E Rahma, nonostante il suo problema, era una bimba felice, allegra, attiva. Frequentava la quinta alle elementari di Seriate, dove abitiamo, era la più brava, mi hanno sempre spiegato gli insegnanti. E noi eravamo orgogliosi di lei, della sua forza, della sua capacità di sopportare la sofferenza».

La situazione, purtroppo, è precipitata venerdì: la piccola, continua a raccontare il papà - sostenuto da un carissimo amico di famiglia, anestesista, anche lui palestinese con passaporto giordano - , non si sentiva bene, aveva vomitato e accusava fortissimi mal di testa. «Mia moglie mi ha avvertito e l’abbiamo subito portata in ospedale, al Papa Giovanni. Tra, l’altro, proprio poche settimane fa era stata sottoposta ai controlli di rito e tutto stava andando bene. Invece, l’altro giorno, le sue condizioni sembravano peggiorare con rapidità – continua Mufid – .Le hanno fatto una Tac e messa sotto monitor. All’improvviso, i medici si sono accorti che stava disarticolando le parole e abbiamo dato l’allarme. L’hanno portata d’urgenza in sala operatoria». A quanto risulterebbe, purtroppo, la piccola ha avuto una gravissima complicazione causata dal drenaggio che aveva per tenere sotto controllo l’idrocefalia. Una complicazione irreversibile.

«Non ho neppure aspettato che me lo chiedessero i medici, quando mi hanno detto che per Rahma ormai era morte cerebrale, mi sono fatto avanti io: ho detto che volevo aiutare altri bambini, e la stessa cosa voleva mia moglie e anche gli altri nostri figli, tre femmine e due maschi. Se dovevamo perdere Rahma, la nostra gioia, allora questo doveva servire a far vivere altre persone».

Così è stato: Rahma ha donato i suoi organi. La salma verrà riconsegnata alla famiglia nella giornata di oggi, poi la famiglia, gli amici, i conoscenti, la comunità islamica di Bergamo, si stringeranno in una preghiera nella sala di Boccaleone concessa per la preghiera islamica, in seguito la piccola sarà sepolta nel cimitero islamico di Colognola. «Diremo tutti grazie a Rahma per il dono che ha fatto ai bambini malati. Il nome di mia figlia in arabo significa misericordia».


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