Riecco la Fontana del Delfino Restaurata grazie ai tanti click
La Fontana del Delfino riportata all’antico splendore (Foto by Beppe Bedolis)

Riecco la Fontana del Delfino
Restaurata grazie ai tanti click

Il maquillage è terminato. Da ieri il tritone della Fontana del Delfino è tornato a fare bella mostra di sé, osservando i passanti con quel ghigno beffardo.

Il restauro è stato possibile grazie al contributo di Sanex-Palmolive, società attiva nel mondo dei prodotti di bellezza, che lo scorso settembre ha lanciato un concorso nazionale (in palio circa 20 mila euro) per premiare la scultura che avrebbe raccolto più click. Un mese dopo il tritone stracciava gli avversari, aggiudicandosi il meritato intervento di pulizia e restauro eseguito nei mesi scorsi, il cui risultato è stato svelato ieri.

La patina del tempo e dello smog è stata rimossa e la Fontana del Delfino è tornata protagonista della piazzetta di borgo Pignolo a cui dà il nome: «Le impalcature sono state smontate - commenta l’assessore ai Lavori pubblici Marco Brembilla -. È stato fatto un ottimo lavoro, la scultura aveva bisogno di una pulizia. Grazie allo sponsor che ha consentito la realizzazione dell’intervento su un monumento che a volte passa inosservato».

La Fontana del Delfino riportata all’antico splendore

La Fontana del Delfino riportata all’antico splendore
(Foto by Beppe Bedolis)

Ma l’affetto dei bergamaschi verso il tritone si è fatto sentire. Grazie al passaparola e a migliaia di voti la fontana ha superato la statua di Artemide di Torino o ancora la Venere di Milo di Firenze. È in particolare il borgo Pignolo ad essere legato alla fontana. Parte della composizione scultorea, una grossa pigna, simbolo del borgo, ma anche di fertilità e abbondanza.

Protagonista è però il tritone dalle due code di pesce seduto sul delfino, realizzato in marmo di Zandobbio nel 1526 da autore ignoto, «ottimo artista» rileva il compilatore della scheda depositata negli archivi comunali. Probabilmente la fontana fu il dono di una delle famiglie patrizie che in quel tempo fecero erigere le storiche dimore che ancora oggi vediamo, da Palazzo Lupi a Palazzo Grataroli. Gli archivi svelano il significato della pigna, collocata qui perché l’area tra Sant’Agostino e via Pelabrocco, prima della costruzione delle Mura, era boschiva ammantata di conifere.


© RIPRODUZIONE RISERVATA