Saldi estivi, ci siamo quasi Dal 6 luglio attivi anche a Bergamo

Saldi estivi, ci siamo quasi
Dal 6 luglio attivi anche a Bergamo

Confesercenti prevede l’adesione di oltre 200mila negozi in tutta Italia, con sconti medi di partenza intorno al 30% «per cercare di invertire un’annata particolarmente difficile: nei primi quattro mesi del 2019 i consumi di abbigliamento hanno segnato una flessione di un ulteriore 1,3%» spiega Confesercenti.

Saldi estivi ai nastri di partenza dal 29 giugno in Campania, lunedì sarà la volta della Sicilia, martedì della Basilicata e da sabato 6 luglio lo shopping scontato sarà possibile anche nelle restanti Regioni. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media poco meno di 230 euro - circa 100 euro pro capite - per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi.

Secondo il presidente di Federazione Moda Italia/Confcommercio, Renato Borghi, «le vendite di primavera sono letteralmente saltate, creando una condizione di disastro economico per le imprese e sarebbe legittimo invocare lo stato di calamità per il settore che è fortemente condizionato dalla stagionalità insita nei prodotti di moda. I saldi estivi valgono circa il 12% dei fatturati dei fashion store. L’auspicio è, quindi, che almeno in questi saldi riparta la corsa allo shopping e si possa riscontrare un’effervescenza dei consumi anche se i nostri commercianti possono solo sperare di “fare cassa”, ma non certo di recuperare una stagione mai partita».

Confesercenti prevede l’adesione di oltre 200mila negozi in tutta Italia, con sconti medi di partenza intorno al 30% «per cercare di invertire un’annata particolarmente difficile: nei primi quattro mesi del 2019 i consumi di abbigliamento hanno segnato una flessione di un ulteriore 1,3%» osserva l’organizzazione in una nota sottolinenando che «l’austerity della moda non è mai finita» e che dopo «la grande recessione del 2012-2013 la flessione è proseguita. Nel 2018 la spesa delle famiglie in moda si è ridotta in media di 280 euro l’anno rispetto al 2011, per un calo complessivo del 4%, pari a 2,7 miliardi di euro di consumi in meno.


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