Scuola, panino portato da casa o mensa? Lo dirà la Corte di Cassazione

Scuola, panino portato da casa o mensa?
Lo dirà la Corte di Cassazione

Chi sceglie cosa mangiano i bambini a scuola? I genitori possono optare per un pasto portato da casa, perché è più economico o perché asseconda le proprie abitudini alimentari, o è giusto che tutti mangino la stessa cosa, cucinata dalla mense scolastiche? Dopo anni di proteste, sono arrivate le battaglie legali e visto che saranno i giudici a decidere.

La Cassazione ha affidato l’ultima parola alle Sezioni Unite, il più autorevole organo della giurisdizione. Il collegio, composto da otto consiglieri e dal primo presidente, è chiamato a dirimere questioni mai affrontate o dove si susseguite decisioni contrastanti, dai risarcimenti sul disastro Ustica all’assegno di divorzio, e i casi in cui la domanda di nuovi diritti impone una decisione «rafforzata», come quella attesa da alcuni mesi sui bimbi con due papà.

Dovrà in questo caso, su impulso della prima sezione civile, decidere se esiste un diritto dei genitori di alunni delle scuole elementari e medie a scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto portato da casa. E se, in questo caso, è possibile consumarlo insieme con gli altri in mensa. La semplificazione del «panino libero» investe in realtà principi costituzionali come la gratuità dell’istruzione e l’obbligo scolastico, la libertà nelle scelte alimentari, e la tutela dei genitori-lavoratori. Con effetti da non sottovalutare. Da un lato sui bilanci familiari e la conciliazione dei tempi di vita-lavoro. Dall’altro su potenziali maggiori responsabilità e costi per l’amministrazione per il cibo introdotto nelle scuole.

Il caso nasce da un contenzioso tra il Comune di Torino e Miur e un nutrito gruppo di genitori. In primo grado, il tribunale aveva dato ragione all’amministrazione, ritenendo che le famiglie sono libere di optare per il «tempo breve» o per il «tempo prolungato», che prevede il servizio mensa a pagamento ma con esonero per le fasce di reddito più basse, o anche di andare a prendere i bambini durante l’orario del pranzo e riaccompagnarli a scuola. La corte d’appello di Torino ha successivamente rovesciato il verdetto: c’è il diritto di scegliere tra la refezione scolastica e il pasto domestico. Su queste basi si dovranno ora esprimere i supremi giudici. Tenendo anche conto che sulla questione c’è un precedente, deciso però in sede amministrativa dal Consiglio di Stato. In quel caso è stato annullato un regolamento del Comune di Benevento che vietava di consumare il panino nei locali della scuola.


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