Si accende il dibattito sulla settimana corta a scuola: partecipa al sondaggio de «L’Eco di Bergamo»

Il caso. L’istituto tecnico «Vittorio Emanuele» di Bergamo ha istituito la settimana corta per il risparmio energetico. Il ministro Bianchi: «Settimana corta? Non per risparmio energetico».

Si accende il dibattito sulla settimana corta a scuola: partecipa al sondaggio de «L’Eco di Bergamo»
Il primo giorno di scuola a Bergamo: l’arrivo degli studenti in stazione
(Foto di Colleoni)

Dopo l’avvio delle lezioni per 160 mila studenti bergamaschi rientrati in classe senza specifiche regole per il Covid 19, si accende la discussione sulla settimana corta, cioè di cinque giorni invece che di sei.

Il Vittorio Emanuele sceglie la settimana corta

Mentre si discute ancora intorno alla proposta del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, di proporre la settimana corta nelle scuole, a Bergamo un Itc sceglie la strada della didattica su 5 giorni: si tratta del «Vittorio Emanuele II» i cui studenti quest’anno saranno a casa il sabato.

A scuola si entrerà sempre alle 8: per quattro giorni le lezioni dureranno sei ore, il quinto giorno otto, dalle 8 alle 16. Una decisione approvata dall’istituto non soltanto per ottimizzare i consumi e contenere i costi dell’energia ma anche per salvaguardare l’ambiente. «Un segnale andava dato», ha detto la dirigente scolastica, Patrizia Giaveri.

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La posizione del ministro dell’Istruzione

Dal canto suo però il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, anche nella mattinata di martedì 13 settembre ha smentito di aver mai parlato di settimana corta. «Non abbiamo mai parlato di settimana corta in Consiglio dei ministri. Si può fare come piano didattico, nell’autonomia delle scuole, non come misura di risparmio energetico. Sono contrario a dire che poiché c’è un’emergenza, la scuola deve essere la prima a pagare» ha detto il ministro intervistato da SkyTg24. Sul risparmio ambientale, ha aggiunto, «le scuole hanno sempre fatto la loro parte, con Comuni e Province. Non ci tireremo indietro, ma non si può partire dalla scuola. È l’intero Paese che deve cambiare direzione rispetto ai consumi».

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