Ubi, il no del Car non frena Messina «Resto positivo, ma niente aumenti»

Ubi, il no del Car non frena Messina
«Resto positivo, ma niente aumenti»

Il patto di consultazione: «Dobbiamo tutelare l’investimento e la banca con i suoi territori di riferimento». Il consigliere delegato di Intesa: «Gli investitori hanno apprezzato la mossa e la tempistica». Si raffredda la Borsa: Intesa Sanpaolo -2,05% e Ubi -2,15% a 4,2 euro.

La proposta di matrimonio di Intesa Sanpaolo a Ubi trova le porte sbarrate da parte del patto di consultazione che coagula quasi il 18% del capitale del gruppo guidato da Victor Massiah. Nella sua prima valutazione il Car, riunito a Bergamo giovedì 20 febbraio, ha bocciato l’Ops giudicandola, così come è stata prospettata, «ostile, non concordata» e «inaccettabile». Carlo Messina sembra, però, pronto ad andare avanti secondo la strada tracciata fin dall’inizio. A «Bloomberg Tv» il consigliere delegato di Ca’ de Sass ha ribadito che «ci sono zero probabilità di aumentare il prezzo dell’offerta».

La partita è solo all’inizio, con Messina che continua a essere «positivo» sull’esito dell’operazione, forte del fatto che «gli investitori hanno apprezzato la mossa e la tempistica». Anche perché «il settore bancario deve essere consolidato» e la finalizzazione dell’offerta può «creare valore per gli azionisti di entrambi i gruppi». Le distanze però con i grandi soci di Ubi, che non nascondono la propria freddezza, non sembrano destinate a trovare, almeno per il momento, una conclusione che porti all’altare. D’altro canto chi è a lavoro sul dossier fa notare che alle nozze si arriva con un fidanzamento condiviso. E non sembra proprio questa la situazione, a giudicare anche dalla reazione degli azionisti riuniti nel Car che, oltre a sottolineare che si tratta dell’Offerta pubblica di scambio di Intesa-Unipol, ritengono di «dover tutelare il loro investimento e la banca con i suoi territori di riferimento» tanto da essersi impegnati, come soci, «in un progetto di medio e lungo termine».

Tra gli azioni del patto, inoltre, viene ribadito che la posizione di netta contrarietà non è motivata solamente da un aspetto economico dell’offerta. Sul piatto infatti ci sono anche le «risorse umane e il personale di Ubi», oltre a voler «tutelare la banca così com’ è», ha sottolineato Mario Cera, componente del Consiglio direttivo del patto a cui partecipano le fondazioni Caricuneo e Banca del Monte di Lombardia e sei grandi famiglie imprenditoriali di Bergamo e Brescia (Bombassei, Bosatelli, Andreoletti, Gussalli Beretta, Pilenga e Radici). Il patto di consultazione di Ubi non esclude di poter aumentare la sua quota nella banca. «Non escludiamo nulla», ha ribadito Mario Cera.

Sulla compattezza del patto di fronte all’offerta di Intesa, scherza il presidente del patto degli azionisti (Car) di Ubi banca, Armando Santus, che ricorda come «nel Car c’è grande intesa, “l’intesa” ce l’abbiamo già in casa». E dopo le valutazioni del Car, lunedì 24 febbraio toccherà ai due restanti patti di sindacato di Ubi banca che, insieme, detengono il 10% del capitale. In particolare si tratta del Sindacato azionisti Ubi Banca a cui aderiscono i soci storici bresciani (8,4% del capitale) – inclusa la famiglia dell’ex presidente di Intesa, Giovanni Bazoli – e il Patto dei Mille (1,6%), che raccoglie una piccola rappresentanza di soci bergamaschi. Sul tavolo degli organi dei due patti ci sarà l’Ops di Intesa su Ubi.

Da Intesa Sanpaolo è Carlo Messina a ribadire che l’offerta fatta rientra in «un’operazione di mercato», che non ci saranno «discussioni con i singoli investitori», per poi dirsi «positivo su questa operazione». Un’attenzione maggiore ai territori sul sociale potrebbe segnare la svolta per trovare un punto di incontro con le fondazioni bancarie azioniste di Ubi. A favore dell’operazione tra Intesa e Ubi, infine, si schiera il presidente di Mediolanum, Ennio Doris, sottolineando che si tratta di una operazione sicuramente «auspicabile che fa molto bene ai due istituti e al mercato nel suo insieme. Genera fiducia».

IN BORSA

Intanto, giovedì 20 febbraio Piazza Affari è scivolata sotto il fuoco di ordini in vendita che hanno colpito le banche. L’indice Ftse Mib ha lasciato l’1,56%, guadagnandosi la maglia nera del Vecchio continente. Solo Tenaris (+3,7%), dopo i conti, ha brillato. Restano sotto i riflettori Intesa Sanpaolo (-2,05%) e Ubi (-2,15% a 4,2 euro). Il no dei grandi soci di Ubi Banca all’Ops di Intesa ha raffreddato un po’ l’entusiasmo della Borsa nel successo dell’operazione. Il valore di chiusura del titolo Ubi, che ha ceduto il 2,15% a 4,23 euro, esprime un premio salito al 5,5% rispetto ai 4 euro che valgono le 1,7 azioni di Intesa al netto del dividendo (in calo del 2,05%) a cui si avrà diritto in caso di adesione all’Ops. Intanto, mentre si scatena il valzer di poltrone tra gli istituti bancari, sul finale di seduta corrono i rumor di un possibile passaggio di Mustier, ceo di Unicredit (-2,9%), all’inglese Hsbc, mentre Marco Morelli ha dichiarato a Borsa chiusa la non disponibilità a un nuovo mandato per Mps (-3,89%). Recupera terreno Bper (+1,6%). Atlantia tra i titoli a pesare di più sul listino (-2,7%), Terna (-1,5%) mentre Saipem si distingue con un rialzo dell’1,11%.


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