Un Piano per Bergamo
Una proposta per ripartire

Il mondo economico e sociale al lavoro sulle possibili azioni. «Una proposta che avrà un forte impatto sull’economia e sul lavoro»

Un Piano per Bergamo     Una proposta per ripartire

Ripartenza e lavoro. Le due parole d’ordine della Cabina di regia del Tavolo competitività e sviluppo di Bergamo che ieri ha provato a gettare le fondamenta di una Fase 2 sempre più (si spera) vicina e soprattutto necessaria. L’obiettivo è un Piano per Bergamo «che avrà un forte impatto sull’economia». Erano in 37, tutti collegati in videoconferenza con largo Belotti, con Paolo Malvestiti, presidente della Camera di Commercio a fare gli onori di casa in quella cabina di regia del tavolo Ocse che si ritrova in prima linea ad elaborare nuove strategie in una situazione imprevedibile. E drammatica.

Il lavoro appunto, quello che serve per ripartire dopo una crisi che «a differenza di quella del 2008 che aveva natura finanziaria ha inferto un colpo all’economia reale e in misura preponderante ai servizi che, nelle economie avanzate come quella italiana, sono caratterizzati da un maggior contenuto occupazionale e contribuiscono alla creazione di un’importante quota del valore aggiunto» si legge nel comunicato rilasciato a fine seduta.

Nuovo incontro a maggio

Ora bisogna giocare anche di sponda, perché da soli è impossibile uscire da questa situazione. Il primo passo sarà capire il reale impatto del decreto atteso a fine aprile che, per la Bergamasca, potrebbe valere oltre 1 miliardo di euro tra sgravi, agevolazioni, indennizzi, ristori, ammortizzatori sociali e misure fiscali. Con un occhio ai 70 milioni del pacchetto da 3,5 miliardi concordato dal governo con Anci e Upi (rispettivamente le associazioni rappresentative di Comuni e Province) e la segreta, nemmeno tanto, speranza che arrivi una somma analoga o di poco inferiore da un contributo straordinario per le cinque province più colpite. Oltre a Bergamo, Brescia, Lodi, Cremona e Piacenza. Un quadro illustrato dal viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, collegato da Roma.

Dopo il decreto di fine mese la Cabina di regia si ritroverà nuovamente per definire un vero e proprio «Piano Bergamo» con «le relative azioni per la riapertura e i progetti di rilancio del sistema» prosegue il comunicato. E nella (drammatica) complessità della situazione non si parte comunque da zero: «Negli ultimi tre anni il Tavolo ha condiviso un percorso laborioso per elaborare la strategia del Sistema Bergamo con un orizzonte 2030». Alla luce delle famose indicazioni dell’Ocse.

«Oggi i tanti lutti e le gravi difficoltà delle imprese impongono di aggiornare rapidamente la prospettiva» si legge ancora. «Bergamo, che ha messo a punto una visione strategica condivisa, può basarsi su un buon punto di partenza per individuare, all’interno di un quadro già disegnato, le priorità che potranno più facilmente innescare una rapida ripresa economica e di fiducia».

Lavoro (e lavoro e ancora lavoro, è stato da più parti evidenziato...), semplificazione, digitalizzazione e accesso al credito sono tra le priorità emerse nel confronto di ieri. Dove pare che ci fosse già persino un abbozzo di un possibile documento, aggiornato sulla base delle precedenti indicazioni Ocse e alla luce dell’emergenza coronavirus. Per il momento è rimasto in stand-by, nell’attesa di una definizione più condivisa tra le parti: dalle istituzioni alle associazioni di categoria e agli industriali, dai sindacati al mondo del lavoro e dei consumatori.

Azioni finanziabili e utili

«Un metodo e un luogo giusto per affrontare temi e problemi dell’emergenza e della ripresa» lo definisce il prefetto Enrico Ricci. «Questo tavolo di confronto e programmazione era già preesistente e ora può diventare davvero il posto dove valutare l’attuazione delle prossime fasi, a partire dalla ripartenza». Fermo restando che «è evidente come tempi e modalità verranno stabiliti dal governo in accordo con le Regioni», ma una «collaborazione di questo genere per la loro concreta attuazione sul territorio è meritoria. Un esempio forse unico, o comunque tra i pochi, in Italia»

Una prospettiva più volte evidenziata nelle oltre 2 ore di confronto on line. Ora si tratta di mettere nero su bianco questo Piano per Bergamo e scegliere così rapidamente una serie di azioni finanziabili e utili a stimolare l’evoluzione del nostro sistema economico per reagire con rinnovata capacità di progetto e azione» si evidenzia ne comunicato conclusivo. Una nuova prospettiva per quel tavolo nato in seno alle prospettive indicate dall’Ocse per una Bergamo sempre più dinamica e aperta all’Europa. La prospettiva resta sempre quella, ma ora bisogna salvare il salvabile prima di tutto. E ripartire.

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