«Via i Comuni sotto i 5.000 abitanti» Proposta di legge Pd, firma anche Guerini
Sindaci bergamaschi

«Via i Comuni sotto i 5.000 abitanti»
Proposta di legge Pd, firma anche Guerini

«Un Comune non può avere una popolazione inferiore ai 5000 abitanti». Mai incipit di una legge italiana fu più chiaro. Con queste parole inizia quella presentata da una ventina di esponenti del Partito democratico e destinata a scatenare molte polemiche. L’obiettivo del provvedimento è la cancellazione delle amministrazioni comunali sotto i cinquemila abitanti attraverso fusioni obbligatorie.

Tra i firmatari c’è anche il bergamasco Giuseppe Guerini, convinto che solo un segnale così forte possa contribuire ad avviare il dibattito decisivo sul futuro degli enti locali. La proposta è perentoria: «Trascorsi 24 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge – si legge nel testo -, le Regioni provvedono alla fusione obbligatoria dei Comuni la cui popolazione sia inferiore ai cinquemila abitanti e che non abbiano già avviato autonomamente procedimenti di fusione. Ai comuni assoggettati a fusione obbligatoria non spettano contributi straordinari». E se le Regioni si rifiuteranno di imporre il matrimonio tra due o più realtà locali? Le conseguenze pensate dai deputati sarebbero drastiche: «A decorrere dall’anno successivo è soggetta alla riduzione di una quota pari al 50% deri trasferimenti erariali in suo favore, diversi da quelli destinati al finanziamento del servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale».

Giuseppe Guerini

Giuseppe Guerini

Guerini è consapevole del forte impatto di un provvedimento simile sul complesso tessuto amministrativo e politico di un paese come l’Italia: «Credo che la situazione dei Comuni italiani sia molto simile a quella dell’intero paese. Come è stata necessaria la riforma delle Province, anche le amministrazioni comunali devono rendersi conto che è tempo di ripensare il loro assetto. Non è possibile che nel 2016 non ci sia stata ancora un’autoriforma. Le occasioni non sono mancate: dove sono state fatte fusioni nessuno vuole tornare indietro. Si rinuncia a un minimo di autonomia, al nome, ma si ottimizzano le risorse. Tante volte ho l’impressione che per molti l’amministrazione pubblica sia gratis. Non è così. E’ chiaro che il contesto è diverso a seconda del territorio. Un conto è parlare delle valli bergamasche, un altro della Bassa. Però tutti sono ancora in tempo per rivedere il proprio assetto».


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