Zanica, quel piatto-dono nel prato... È un’antica tradizione afrobrasiliana

Zanica, quel piatto-dono nel prato...
È un’antica tradizione afrobrasiliana

Il singolare «banchetto» trovato in un campo. Niente satanismo, il rito risale ai tempi delle deportazioni degli schiavi.

Un piatto con una manciata di cous cous e una mela al centro con sette rose disposte a cerchio, sotto ognuna delle quali c’è una monetina, alternate da sigarette. In parte, una bottiglia di spumante vuota, un bicchiere colmo di liquido e uno smalto per unghie.

Il singolare «banchetto» è stato notato da una giovane mentre stava passeggiando con un cane in un campo a sud di Bergamo, vicino alla zona della tangenziale sud di Zanica. Il ritrovamento ha fatto immediatamente pensare a qualche rito oscuro, legato forse al vodoo o a qualcosa di esoterico o a qualche rituale magico. Fra l’altro si tratta di episodi già verificatisi in altre provincie del nord Italia, nella vicina Brescia, in Veneto e in Romagna. Alcuni la chiamano «strada imbandita», «tavola apparecchiata», in ogni caso il singolare pic-nic suscita un po’ di inquietudine, oltre che molta curiosità.

Oferenda

Oferenda

Si potrebbero fare infinite congetture, ma dietro tutto ciò non c’è alcun rito vodoo o episodio di satanismo. Si tratta invece – dicono gli esperti di storia delle religioni – di un antico rito afrobrasiliano che risale ai tempi della deportazione degli schiavi. Il piatto-dono viene lasciato ai bordi di una strada, lungo la riva di un fiume o in mezzo a un campo per ottenere in cambio un desiderio richiesto. È una richiesta di grazia a divinità afrobrasiliane dette «oferende».

Le origini di questa tradizione sono antichissime e vengono fatte risale a metà del XVI secolo: durante il periodo delle deportazioni di schiavi in Sud America i riti africani si mescolarono con la religione cattolica, un sincretismo fra culti dei neri e il cattolicesimo. Ecco spiegato perché queste «oferende» sono una tradizione che si può notare frequentemente nei Paesi dell’America Latina.

L’«oferenda» consiste nel depositare vicino a incroci di strade a X o a T – luoghi che sono ritenuti idonei dove evocare l’entità – alcuni doni per ottenere in cambio il favore richiesto.

Il «banchetto» si ripete quasi sempre con le stesse modalità e più o meno gli stessi alimenti e oggetti: sigarette, rose rosse, spumante e grappa, monetine, frutta. Qui insomma il diavolo non c’entra. È un culto che si perde nella notte dei tempi, sopravvissuto alla schiavitù. E a fin di bene.


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