Imam di Zingonia, «vari codici segreti»  Agli atti oltre 4.800 tra sms e telefonate
L’imam di Zingonia viene prelevato dalla digos nella sua casa di Pognano e portato in carcere con l’accusa di terrorismo internazionale

Imam di Zingonia, «vari codici segreti»

Agli atti oltre 4.800 tra sms e telefonate

Il denaro giustificato con pellegrinaggi alla Mecca, «invece serviva a finanziare attentati terroristici». La difesa: solo attività imprenditoriali.

Svariati faldoni in procura a Cagliari raccolgono tutti gli atti dell’inchiesta che, all’alba di venerdì scorso, ha portato in carcere l’imam di Zingonia, HafizMuhammad Zulkifal, accusato di far parte di un cellula di Al Qaeda in Italia, incaricata di raccogliere fondi da inviare in Pakistan e Afghanistan per finanziare attentati terroristici (sette dei quali poi effettivamente compiuti, secondo l’accusa).

In particolare contro Zulkifal e gli altri 9 arrestati vi sono qualcosa come più di 4.800 tra sms, telefonate, intercettazioni ambientali e mail captate dagli inquirenti e finite appunto agli atti. Nel dettaglio, si tratta di 3.800 tra telefonate e intercettazioni ambientali e di un migliaio tra sms e messaggi di posta elettronica inviati e ricevuti. Nei loro contatti i vari componenti della presunta cellula jihadista si scambiavano informazioni sulle modalità di trasferimento del denaro, anche utilizzando vari codici, per evitare eventuali controlli.

In una chiamata del 20 giugno 2009, uno degli arrestati, Imitias Khan, intima a tale Assad di interrompere le spedizioni di denaro: «Perché ci sono troppi controlli... Digli di aspettare finché non te lo dirò io, perché qui hanno arrestato molta gente dell’Afghanistan e altri e sono ancora in carcere... Li hanno catturati perché facevano tante hawala...». Le hawala non sono altro che trasferimenti «fiduciari» di denaro, che consentono, attraverso codici segreti, di depositare somme in uno Stato e prelevarle in un altro. Si tratta ovviamente di pratiche illegali già nella forma. Inoltre per la procura di Cagliari il denaro andava poi a finanziare attentati terroristici.

La difesa degli indagati la pensa però diversamente: in particolare l’avvocato Omar Massimo Hegazi, legale dell’imam di Zingonia, spiega che il denaro inviato da Zulkifal tra il 2005 e il 2009 si riferiva alla sua attività imprenditoriale di quegli anni.


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