Travolse un giovane a Martinengo  Poi fuggì in Kosovo: patteggia tre anni
I rilievi dei carabinieri dopo l’incidente del 19 luglio scorso

Travolse un giovane a Martinengo

Poi fuggì in Kosovo: patteggia tre anni

Successe a Martinengo, durante un sorpasso con l’auto. L’immigrato si consegnò cinque giorni dopo. La vittima, 23 anni, era in scooter vicino a casa

Ha patteggiato tre anni e due mesi Nazmi Kastrati, il kosovaro di 31 anni, domiciliato a Calcio e tuttora gli arresti domiciliari, che nel luglio scorso aveva travolto e ucciso un giovane in scooter ed era fuggito all’estero, salvo consegnarsi ai carabinieri dopo cinque giorni.

L’uomo era accusato di omicidio colposo e di omissione di soccorso: per il primo reato ha patteggiato un anno e 8 mesi, per il secondo un anno e mezzo.

La vittima è Simone Suardi, 23 anni, che era stato investito dall’auto del kosovaro a poche decine di metri da casa, a Cortenuova di Sopra, frazione di Martinengo. L’incidente era accaduto la sera del 19 luglio scorso, un sabato. Dopo l’investimento Kastrati, che era al volante di una Fiat Bravo, era fuggito senza prestare soccorso. L’auto era stata ritrovata il mercoledì successivo abbandonata in un campo di Urago d’Oglio, nel Bresciano. Sul cofano le evidenti tracce dell’impatto.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il trentunenne, all’inizio si era fermato e aveva fatto marcia indietro. Resosi conto della gravità del fatto, aveva scelto di fuggire. Era risalito sulla Bravo, in direzione Calcio, bruciando semafori rossi e percorrendo le strade del centro di Calcio chiuse per la Notte bianca.

Giunto a casa, aveva preso i soldi e il passaporto e s’era preparato alla fuga in Svizzera. L’auto, secondo quanto da lui steso raccontato, l’avrebbe fatta rimuovere e portare nel campo di Urago dal fratello, pure lui irrintracciabile nei giorni successivi allo schianto. Kastrati aveva raccontato di essersi limitato a dire al fratello che era finito contro un palo con la vettura.

L’investitore pirata era riuscito a raggiungere Basilea, da dove il giorno successivo aveva preso un volo per Pristina, in Kosovo. Qui era stato ospitato dai familiari. Durante i giorni passati nel suo Paese, il giovane si sarebbe anche rivolto a una struttura sanitaria per farsi prescrivere degli ansiolitici. Erano stati i parenti a convincerlo a ritornare in Italia e a costituirsi.

Aveva fatto rientro a Calcio la sera di mercoledì 23 luglio. La mattina successiva, accompagnato dall’avvocato, s’era presentato dai carabinieri di Martinengo confessando di essere stato lui a travolgere Simone Suardi. Il kosovaro aveva anche spiegato la dinamica dell’incidente, raccontando che stava effettuando un sorpasso e non s’era accorto che sulla corsia opposta stava sopraggiungendo lo scooter del ragazzo di Martinengo. Aveva poi confessato di essere fuggito perché preso dal panico.


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