Ahi: la prova del 9 è diventata
la prova delle 9 espulsioni

Premessa: firmeremmo ogni anno diecimila cambiali pur di ritrovarci a inizio dicembre nelle condizioni attuali dell’Atalanta, delusi perché non s’è fatto l’ennesimo passo avanti, stupiti perché la squadra perde a Verona una partita che poteva serenamente pareggiare e che in altri tempi sarebbe stato quasi normale perdere. Firmeremmo ogni anno, senza discussioni.

Ahi: la prova del 9 è diventata la prova delle 9 espulsioni
L’espulsione di Kurtic
(Foto di Magni)

Certo, fatta la premessa torna l’attualità: questa squadra ha fallito l’esame. Verona era un esame. Battuta la Roma in casa sua e strapazzato il Palermo, toccava al campo del Bentegodi dirci dove può arrivare questa squadra in termini di personalità, ambizioni, crescita futura. Il responso non è stato positivo. Per l’approccio, per la gestione, per la gamba apparsa meno brillante, per la testa apparsa per niente brillante. Perché una squadra matura deve «capire» le partite, e se senti che non puoi vincere, devi almeno tenere il pareggio. Come a Bologna, invece, l’Atalanta s’è fatta prendere da chissà quale crisi di nervi, e ha ceduto all’autolesionismo. Questo era uno 0-0 di quelli che s’annusano, perché la partita è brutta, perché sono più i calcioni negli stinchi che i calci al pallone, perché il calcio è fatto così. Sono quelle partite che servirebbe un episodio per deciderle. E infatti è stato un episodio a deciderla indirettamente: l’assurda capocciata di Cherubin a Paloschi, col conseguente cartellino rosso.

L’ennesimo (ottavo, a quel momento, poi diventeranno nove con la scenetta di Kurtic) cartellino rosso. Impossibile calcolare quanti punti siano costati questi cartellini, ma il dato di fatto è che sono troppi, e al di là degli effetti diretti sulla classifica denunciano che la squadra non è ancora del tutto pronta al salto di qualità decisivo. Le espulsioni capitano, sono per certi versi fisiologiche. Ma queste sono troppe, e troppe di queste sono frutto di episodi «gratuiti», come ieri a Verona. Peccato. L’Atalanta resta comunque in una posizione invidiabile, ci fa e ci farà divertire ancora. Ma per ora, il salto triplo non rientra nelle specialità della casa.

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