La squadra convalescente va avanti a brodini, ma ne uscirà

La squadra convalescente
va avanti a brodini, ma ne uscirà

Se non si riesce a vincere, pareggiare è meglio che perdere. Sembra un Boskov d’annata, invece no. È la logica conseguenza del momento dell’Atalanta: non riesce a vincere. Ci sono tanti perché, tutti abbastanza noti. Ma se non si riesce a vincere, partite come quelle di ieri va anche bene pareggiarle. Perché l’avversario non è nato ieri, e se non ci stai attento e sbagli qualcosa puoi sempre ritrovarti col posteriore a terra, e nemmeno quel punticino che adesso sembra poco, ma sommato agli altri di questo periodo di magra ha anche il suo perché.

Anche perché dietro è vero che da un lato sembrano spacciate e che dall’altro lato nessuna sembra voler mollare. Però punti ne fanno pochini (Verona a parte, e ne sappiamo qualcosa), e allora anche questi pareggi servono ad allargare, seppur di poco, il divario sulla zona retrocessione. Più s’allarga lui, più si respira a Zingonia.

Detto questo, il pareggio di ieri sera regala più sorrisi che amarezze. Certo, tutti sparavamo nel ritorno alla vittoria che diradasse i nuvoloni e rasserenasse gli animi, esacerbati anche dai fatti «extracalcistici» di questi giorni.

La vittoria non è arrivata, l’Atalanta è ancora convalescente ma il fondo del tunnel comincia a vedersi. Lo si vede perché Reja è tornato al modulo antico, perché Diamanti finché ha avuto benzina nel serbatoio ha giocato una partita spettacolare e s’è capito che sarà davvero utilissimo, lo si vede perché Freuler si è dimostrato all’altezza dell’impegno, perché la difesa è riuscita a non prendere gol (specialmente da Livaja...), perché Conti si dimostra sempre più intraprendente. Segnali positivi che non cancellano il problema della condizione precaria (molto precaria) di Pinilla e l’occasione che s’è divorato, che non cancellano la forma ancora in discesa di Gomez (anche nervosetto nel momento del cambio, ma pazienza) e che non cancellano la mancata vittoria.

Però torniamo all’inizio: partite così si possono sempre perdere, è un attimo. E allora, nei periodi di convalescenza vanno bene anche i brodini. Antipasto: brodino. Primo: brodino. Secondo e contorno: brodino. Ce li siamo presi tutti. Aspettiamo il dolce, con fiducia.


r.belingheri
Roberto Belingheri Classe 1974, ha cominciato a scrivere su L'Eco di Bergamo nel settembre 1993. Assunto nel 2001 come redattore di cronaca città, nel 2003 è passato alla redazione sportiva, di cui è diventato caposervizio nel 2011. Dal 2017 è vicecaporedattore nell'ufficio centrale, coordinatore del sito web e responsabile dei servizi di Corner.

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