L’infinita bellezza mai finita dello sport

L’infinita bellezza
mai finita dello sport

Due anni fa, su per giù, Michela Moioli si frantumava un ginocchio inseguendo il sogno di un bronzo olimpico. Ieri ha vinto la Coppa del Mondo. Un anno fa, più o meno, la Foppapedretti rischiava di scomparire sotto il peso delle casse vuote.

Domenica ha vinto la Coppa Italia. Sette giorni fa l’Atalanta sembrava avere un piede in serie B. Domenica ha strapazzato il Bologna e ora «vede» la quinta salvezza di fila in serie A. Mai, crediamo, lo sport bergamasco aveva vissuto una domenica tanto intensa. Certo, lo stomaco dei nostri sportivi è abituato al sapore prelibato dei grandi successi, da Gimondi ad Agostini, dall’Atalanta alla grande atletica, fino alla Foppa. Ma così, tutto insieme, mai. Una squadra che si ritrova, una fuoriclasse che arriva all’appuntamento decisivo in grande vantaggio, rischia di perdere tutto e poi vince. E una squadra, la meravigliosa Foppapedretti, che contro tutti i pronostici rimonta una partita persa in semifinale e fa a pezzi Piacenza in finale.

Cos’è, tutto questo? È leggenda, è retorica? No, è la verità dello sport. Lo sport dice che anche quando sembra finita, ma proprio finita, non è mai finito niente. Non era finita per Michela col ginocchio rotto due anni fa, né ieri dopo la caduta che sembrava far tramontare i sogni di vittoria. Non era finita per la Foppapedretti dopo anni di amarezze e di precipizi, né sabato sera dopo i primi due set persi contro Casalmaggiore. E non era finita per l’Atalanta, che dopo un girone d’andata da mille e una notte era piombata in una notte infinita, zeppa degli incubi peggiori.

Ma ci perdoneranno gli atalantini se qui ci soffermiamo più su Michela Moioli e la Foppapedretti. Perché Michela è giovanissima, e solo lei sa quante altre soddisfazioni regalerà al nostro sport grazie al talento donatole dalla natura.

E la Foppa? È semplicemente una meraviglia dello sport. Attenzione: non solo le giocatrici, le splendide atlete che ci hanno regalato questo magico weekend. La Foppa è una «maglia», è una seconda pelle come l’Atalanta, esaltata ieri dalle atlete, ma resa forte giorno dopo giorno da chi la Foppa la vive e la «suda» dietro le quinte. Ecco perché è stato giusto, un anno fa, non rassegnarsi al destino che pareva segnato, e mettersi in trincea per «salvare» questo gioiello del volley. Perché presto o tardi la Foppa avrebbe ripagato la sua città. L’ha fatto ieri, anche in anticipo sulla tabella di marcia. Esultiamo, con loro e per loro.


r.belingheri
Roberto Belingheri Classe 1974, ha cominciato a scrivere su L'Eco di Bergamo nel settembre 1993. Assunto nel 2001 come redattore di cronaca città, nel 2003 è passato alla redazione sportiva, di cui è diventato caposervizio nel 2011. Dal 2017 è vicecaporedattore nell'ufficio centrale, coordinatore del sito web e responsabile dei servizi di Corner.

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