Venerdì 18 Aprile 2014

Addio a Gabriel Garcia Marquez

Il grande scrittore aveva 87 anni

Addio a «Gabo». L’annuncio della morte di Gabriel Garcia Marquez nella sua abitazione a Città del Messico è stato dato dai media colombiani. In pochi istanti, i media latinoamericani hanno rilanciato la notizia.

Ad Aracataca, il piccolo villaggio dove era nato 87 anni fa, sono suonate le campane per ricordare il premio Nobel della letteratura del 1982, mentre a Città del Messico, dove lo scrittore viveva dagli anni ’60, cronisti e ammiratori hanno subito stretto d’assedio la sua abitazione.

Poco dopo, nel confermare la morte, il presidente della Colombia Juan Manuel Santos ha scritto su twitter: «Mille anni di solitudine e tristezza per la morte del più grande dei colombiani di tutti i tempi. Solidarietà e condoglianze a Gabo e alla famiglia». La notizia è subito diventata l’apertura dei media dell’America Latina, giornali, siti web, e le tv, dall’americana Cnn alla «chavista» Telesur di Caracas, che hanno subito trasmesso immagini e alcune delle frasi più note dell’autore di «Cent’anni di solitudine» e di tanti altri romanzi di quello che in queste ore viene definito un «colosso» della letteratura latinoamericana.

Il Nobel colombiano viene ricordato come «uno dei maggiori scrittori del XX secolo» in Brasile, dove oltre ai suoi romanzi si sottolinea in queste ore la sua personalità, il suo costante interesse per la politica e i suoi amici, tra i quali Fidel Castro. «Gabo» stava male da molto tempo. A confermare che le condizioni si salute erano «delicate» era stato appena qualche ora fa un cardiologo della clinica della capitale messicana da cui lo scrittore era stato dimesso qualche giorno fa, dopo una settimana di cure.

Il medico aveva sottolineato la sua «età, i problemi avuti ultimamente e le patologie». Per giorni si era parlato di una polmonite, poi però un giornale messicano aveva riferito di una metastasi di un cancro che lo aveva colpito dodici anni fa.

Ieri, però, il presidente Santos aveva smentito questa diagnosi, indicando che i problemi di salute erano dovuti ad «una polmonite e all’eta». La sorella Aida aveva a sua volta detto alla stampa di Bogotà di essere «pronta alla volontà di Dio».

L’ultima volta che l’autore si è fatto vedere in pubblico è stato lo scorso 6 marzo, giorno del suo 87/o compleanno. In quell’occasione, ’Gabò aveva brevemente salutato davanti alla sua abitazione i cronisti. Camicia azzurra e vestito grigio, Garcia Marquez aveva ascoltato sorridendo un gruppo musicale che ha interpretato in suo onore «Mananitas», popolare canzone messicana.

Quando nel 1955 Gabriel Garcia Marquez pubblica il suo primo romanzo, «Foglie morte», fino a quel momento è soltanto autore di qualche racconto e, come giornalista, sta partendo per l’Europa. E’ solo al suo ritorno, dal 1961, che cominciano a riuscire suoi libri: prima ’Nessuno scrive al colonnellò, poi ’I funerali della Mama Grandè, quindi «La mala ora» e infine, nel 1967, «Cent’anni di solitudine», che gli darà fama internazionale. Prima che gli venga assegnato il Nobel per la letteratura, nel 1982, usciranno ancora «L’incredibile triste storia della candida Erendira e di sua nonna snaturata», «Occhi di cane azzurro» e la sua più dura satira delle dittature latinoamericane, «L’autunno del patriarca». Nel 1981 un altro romanzo di grande successo, «Cronaca di una morte annunciata».

Dopo il Nobel tre anni di attesa prima che venga dato alle stampe «L’amore al tempo del colera» e nel ’99 esce «Il generale nel suo labirinto», ispirato agli ultimi giorni di vita di Simon Bolivar. Tra i titoli più recenti, «Dell’amore e altri demoni» (1994) e «Storia di un sequestro» (1996), più alcune raccolte di racconti. Nel 2002 è uscita la sua autobiografia, Vivere per raccontarla.

Dalle sue opere sono stati tratti vari film. In Italia i suoi libri sono stati pubblicati prima da Feltrinelli e poi da Mondadori.

Martino Rigacci

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