L’Accademia Carrara in pillole Ecco tutte le curiosità - foto e video

L’Accademia Carrara in pillole
Ecco tutte le curiosità - foto e video

Dell’Accademia Carrara abbiamo scritto di tutto e di più. E allora proviamo a raccontarla anche con quale info curiosa, per una visita - tra le tante sale rinnovate - un po’ diversa.

Ci siamo! Dopo 7 anni ha riaperto l’Accademia Carrara completamente rinnovata e ripensata per motivi logistici e per un allestimento più contemporaneo, dove l’antico - le opere esposte - si fondono con il moderno di alcuni dettagli dell’architettura voluta per questa pinacoteca.

VIA CALORIFERI E LUCI AL NEON
Quando l’Accademia ha chiuso sette anni fa nelle sale c’erano ancora i caloriferi e luci al neon che non sono sicuramente l’illuminazione più adeguata per le opere raccolte in Accademia. E c’era solo una scala principale, di ingresso. Ora la Carrara è stata completamente ripensata: due nuove scale, gli ascensori, l’impianto di condizionamento fondamentale per la conservazione delle opere e uno studio di illuminazione con luci alogene che valorizzano le opere e non scaldano gli ambienti. Da segnalare la suggestione creata nelle sale allestite completamente con pareti scure e l’illuminazione dei faretti puntati sulle opere. Sono stanze di grande impatto e che valorizzano al meglio gli artisti e le opere presenti.

Una curiosità: un lavoro immenso in questi sette anni è stato fatto all’impianto di condizionamento. Tutta la struttura delle caldaie si trova sottoterra con anche una centralina di tutti gli impianti posizionata dietro l’edificio: una vera e propria «sala delle macchine» che comanda la nuova Carrara.

L’assessore Ghisalberti e il sindaco Gori alla presentazione della nuova Carrara

L’assessore Ghisalberti e il sindaco Gori alla presentazione della nuova Carrara
(Foto by Zanchi)

IL PERCORSO? RIPENSATO. MA RESTA L’ORGANIZZAZIONE CRONOLOGICA
Dal tardo gotico all’Ottocento, con 28 sale e oltre 600 opere. Si susseguono piccole stanze, qualche corridoio e ampie sale di grande respiro. Sorprende e incanta la quantità dei quadri esposti, con le ultime sale dedicate alle sculture. Con cosa si parte? Si è accolti dal Lotto e il Pisanello e subito l’occhio va sulla Madonna del Mantegna.

Trento Longaretti

Trento Longaretti
(Foto by Zanchi)

CORNICI ANTICHE E UN UNICO VETRO
Le opere sono magnifiche? Magnifiche anche le cornici: «Tutte quelle che erano state tolte nell’ultimo allestimento del 1955, che erano state eliminate e posizionate in archivio, ora le abbiamo recuperate , restaurate e riassegnate» spiega Giovanni Valagussa, conservatore della Carrara. Con una curiosità: nessuna opera ha il vetro di protezione, ad eccezione della Madonna col Bambino del Mantegna: «Dopo il recente e l’importantissimo lavoro di restauro dell’opera, da segnalare un sistema di tensionamento della tela: delle vere e proprie molle la tengono in tensione e da qui si spiega la corposa teca che l’opera presenta» continua Valagussa. L’unico quadro con il vetro.

SALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI
Ogni sala analizza una particolare fase artistica o è dedicata a una città, da cui le opere provengono. Qualche esempio: la sala dedicata a Venezia con cinque opere del Bellini. Al centro la Madonna col Bambini del 1430; di fronte le opere di Antonello da Messina. E poi ancora: un omaggio a Padova, a Firenze con opere della collezione Morelli e tre dipinti del Botticelli in fila. Sempre nella stessa sala forse l’opera più celebre di tutta la pinacoteca, il San Sebastiano di Raffaello. Ogni sala a una sua spiegazione - in italiano e inglese - e un «disegno mentale» di allestimento, una sorta di «asse» logico su cui si è studiato come posizionare le opere dando priorità ad alcune rispetto ad altre.

Una delle sale

Una delle sale
(Foto by Zanchi)

MURI NERI, LE SALE PIU’ MODERNE. MA «GUARDATEVI» ANCHE I PIEDI
Le sale con le pareti scure creano grande suggestione e rendono le opere ancora più intense. Ma guardatevi anche i piedi: la meraviglia delle pavimentazioni in marmo, recuperate e rilucidate.
Una curiosità: nella sala delle sculture i basamenti delle sculture esposte, tutte della Raccolta Zeri, sono per metà a specchio. Notevole l’effetto ottico.

IL VALORE AGGIUNTO DEL RESTAURO
Soffermatevi nella sala del Rinascimento piemontese: qui un’opera da poco restaurata è particolarmente interessante. Il fondo d’oro da poco «rifatto» della Madonna col Bambino di Gerolamo Giovenone in alto a destra si interrompe lasciando visibile il fondo oro originale. Una chicca per intenditori.

Il vecchio ingresso della Carrara

Il vecchio ingresso della Carrara
(Foto by Zanchi)

IL VECCHIO INGRESSO, LA VECCHIA SCALA
Se le nuove scale sono all’insegna del grigio del cemento, la «vecchia» Carrara si riscopre nella «vecchia» scala recuperata che permette di accedere all’originario portone ligneo con l’insegna della Carrara. Da qui la bellezza delle sale più ampie tra opere del Lotto e del Moroni. Una curiosità: le pareti dei corridoi e delle scale che portano alle sale sono allestite con «quadri luminosi», immagini in bianco e nero: volti che riportano al claim di tutta la campagna di comunicazione per l’apertura della Carrara: #vediamoci.

I corridoi e i quadri luminosi

I corridoi e i quadri luminosi
(Foto by Zanchi)

SCORPACCIATA DI MORONI
In una stanza ce ne sono ben 35. Che dire? Decisamente un’abbuffata d’arte. Meravigliosa.

L’opera di Mario Cresci

L’opera di Mario Cresci
(Foto by Zanchi)

MANCA IL PALMA, ATTRAVERSATE LA STRADA
Manca la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Maddalena di Palma il Vecchio? Basta attraversare la strada, ovviamente l’opera è «in prestito» alla vicina Gamec. Intanto al suo posto un’opera di Mario Cresci, con l’immagine velata del dipinto che invita mentalmente a ricostruire l’originale. Nello strappo, traccia dello spostamento dell’opera...

I giardini della Carrara

I giardini della Carrara
(Foto by Zanchi)

I GIARDINI, CHE MERAVIGLIA
Si scorge la bellezza dei giardini della Carrara dalle finestre del palazzo. Ma non sono accessibili e chissà quando i lavori - ancora da prevedere - li renderanno agibili e fruibili. Altra info: la caffetteria non è ancora pronta, così come - bisogna dirlo - il bookshop è striminzito.

La dedica della sala didattica

La dedica della sala didattica
(Foto by Zanchi)

GIALLO E ROSSO PER LA SALA DIDATTICA. CON UNA DEDICA
Un allestimento a misura di bambino e uno spazio ampio, colorato e divertente. Proprio per i più piccoli e con una dedica speciale: l’area è dedicata a Mariangela e Camillo Drago, genitori di Giorgio, Silvia e Paola. Tre figli «cresciuti» in un atto d’amore nei confronti dei loro genitori, «innamorati della vita e dell’arte» come recita la dedica.

A sinistra Valagussa mostra la Scuola di Belle Arti

A sinistra Valagussa mostra la Scuola di Belle Arti
(Foto by Zanchi)

UNO SGUARDO ALLA SCUOLA DI BELLE ARTI
Una sorta di terrazzo vetrato ha una sola opera esposta: si tratta dell’Andromeda, scultura di Pietro Bernini. Da qui, nuovo «pezzo» architettonico della Carrara, ci si affaccia sulla Scuola di Belle Arti, dove - nel giardino - sono posizionati 99 cubi bianchi, «atti creativi» e strumenti di allestimento e di nuove interazioni tra l’Accademia e gli studenti. Con una domanda: «Come vedi il futuro del giardino?», in una sorta di studio e progetto di riqualificazione dello spazio, attraverso un punto didattico di presentazione dei possibili progetti sull’area.

UN MUSEO COME A CASA TUA
«Un museo accogliente, che recupera il senso patrizio delle case dei collezionisti che qui possiamo immaginare, attraverso le tante opere presenti» dice Valagussa. Da qui l’idea di allestire le sale come erano allestite le abitazioni, «in un clima domestico». In particolare una sala su tutte, quella dei «Generi», tra opere che raccontano battaglie, le tante nature morte e i panorami veneziani del Settecento.
La curiosità: ogni sala è allestita affinchè le persone possano anche sedersi per godere dell’arte rappresentata. Pouff modernissimi a disposizione dei visitatori. E per i più «raffinati» c’è la sala dedicata ai collezionisti in cui ci si può rilassare su divanetti appena restaurati che arrivano dalla collezione di arredi di Palazzo Reale a Milano. Una chicca esclusiva e molto chic.


Fabiana Tinaglia Giornalista de L'Eco di Bergamo

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