Lunedì 26 Maggio 2014

Le suore, profetesse del welfare

La vita di Teresa Verzeri in un libro

La canonizzazione di Santa Teresa Eustochio Verzeri il 10 giugno 2001

Le congregazioni religiose sono al centro di importanti studi storici, che ne confermano l’enorme influsso in campo ecclesiale e sociale. Infatti, hanno garantito la presenza del cattolicesimo negli strati popolari, consentendo alle suore di inserirsi come protagoniste in attività fino ad allora precluse al sesso femminile e di favorire il dialogo in un’epoca di scontro esasperato fra Stato e Chiesa. Ma anche in campo economico: infatti lo sviluppo di intere aree del Nord Italia è stato favorito dalle scuole professionali e di alfabetizzazione avviate dagli istituti religiosi.

La vasta opera sociale (scuole, ospedali, ospizi, oratori) ha contribuito attivamente al miglioramento della società, ciò che oggi chiamiamo welfare. Anche la Congregazione delle Figlie del Sacro Cuore, fondata da Santa Teresa Eustochio Verzeri, di cui è freschissima di stampa la poderosa biografia «La luce di Dio nell’oscurità. Teresa Verzeri: vita e opere» (Città Nuova editrice, pp. 1.012), scritta da monsignor Goffredo Zanchi, docente di Storia ecclesiastica nel Seminario diocesano e alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, già autore di numerose opere storiche, fra cui la biografia di due Fondatori bergamaschi (Della Madonna e Geltrude Comensoli).

Il volume è stato presentato giovedì sera alla Domus Alexandrina, alla presenza, fra gli altri, dell’autore, della superiora generale madre Luciana Welponer e di monsignor Gianni Carzaniga, prevosto di Sant’Alessandro in Colonna, che per l’occasione ha esposto il registro in cui figura il Battesimo della Verzeri, definita da monsignor Zanchi «una delle donne bergamasche più grandi della storia di Bergamo per essere stata non soltanto una grande Fondatrice di un istituto, ma anche una grande scrittrice per stile letterario e spiritualità. È stata una donna nata capo, una fondatrice che denota grande intelligenza, personalità e capacità, anche quando sperimenta, per vari motivi, sia quell’”assenza di Dio” che ha provato Teresa di Calcutta e negli “anni terribili”, in attesa del riconoscimento dell’istituto, sia quell’”aridità di vita” del suo contemporaneo Giacomo Leopardi».

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