Lido invaso dagli zombi made in Bergamo Al Festival è il giorno di «Fulci for Fake»

Lido invaso dagli zombi made in Bergamo
Al Festival è il giorno di «Fulci for Fake»

Il film di due case produttrici bergamasche ha vivacizzato la giornata veneziana.

Ci sono voluti gli zombi, omaggio al film più noto del regista Lucio Fulci, per spezzare per un pomeriggio la routine della Mostra del Cinema, una passeggiata «mortale» a sorpresa nella hall dell’Hotel Excelsior e poi sulle strade del Lido, una trovata dei produttori bergamaschi per la presentazione del loro film «Fulci for fake», un biopic sulla figura di un regista «cult» a livello mondiale nel genere horror, che ha tolto ieri la palma di originalità anche ad Achille Lauro, passato quasi inosservato nel suo abito nero a balze bianche di pizzo.

Giada Mazzoleni, Paguro Film

Giada Mazzoleni, Paguro Film

«Fulci for fake», proiettato in una Sala Volpi gremita, ha il merito di non voler raccontare un unico Fulci, ma una serie di personalissime sfaccettature attraverso le testimonianze eterogenee e diversissime di chi ha lavorato con il regista romano, comprese le sue due figlie Camilla (deceduta poco dopo aver registrato l’intervista) e Antonella, presente alla proiezione insieme al regista Simone Scafidi e all’attore protagonista Nicola Nocella.

Ed è proprio lei a cogliere il vero merito di questo lungometraggio: «Simone voleva raccontare l’inspiegabilità di mio padre. Non vuole dire com’era, vuole che il pubblico trovi la sua personale chiave per immaginarlo».

La bergamasca Giada Mazzoleni (Paguro Film), che insieme a Claudio Rossoni e Dino Gervasoni (341 Production di Curno) ha prodotto la pellicola, è visibilmente soddisfatta della sua «prima» di ieri al Festival: «Ci piace pensare che questo film possa essere l’occasione per festeggiare i 60 anni dall’esordio alla regia di Fulci, e i 40 dal successo mondiale di “Zombi 2”. Siamo contenti, il nostro film ha iniziato il suo viaggio a Venezia per portare nel mondo l’uomo nascosto dietro al suo cinema, raccontando quanto le sue pellicole fossero intimamente legate alla sua storia personale».


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