Martedì 22 Luglio 2014

Micheli e l’Aida anticonvenzionale

Successo a Macerata per il regista

L’avveniristico allestimento de «L’Aida»

L’antico Egitto tra computer e tablet. L’Aida di Verdi che ha inaugurato con grandissimo successo il 50° Macerata Opera Festival parla bergamasco. Francesco Micheli non è solo, come noto, il direttore artistico della rassegna marchigiana, ma anche il regista di quest’Aida assolutamente anticonvenzionale.

«In realtà - spiega Micheli - è stato il risultato di un lavoro filologico. Il racconto di Aida era stato una sfida per lo stesso Verdi. Mentre le opere della prima metà dell’800 non erano filologiche (la Spagna di Ernani, la terra promessa di Nabucco), in Aida Verdi ha un interesse autentico per la storia, compie un viaggio reale nell’antico Egitto».

E il vostro approccio?

«Confesso che mi faceva paura la paccottiglia egizia. Ci siamo immersi negli studi così come penso avesse fatto Verdi: icone, monumenti, simboli, pitture perimetrali. E ne abbiamo trovato la ragione del fascino».

Quale?

«L’Egitto ha saputo inventare l’al di là, ha saputo rendere credibile più di ogni altra civiltà il mondo dei morti. Non è solo fascino estetico e non solo quel fascino che anche oggi arriva a noi. Di fronte alla morte di chi amiamo, di fronte alle domande che nascono in ogni uomo - dove vanno i nostri cari dopo la morte? - la civiltà egizia ci offre una consolazione attraverso il Libro dei morti».

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