Giovedì 19 Giugno 2014

Quasimodo: una lapide alla Rocca

per ricordare la poesia di mio papà


(Foto by Alessandro Quasimodo)

Quasimodo torna agli esami di maturità. Dodici anni dopo la traccia riguardante l’opera del Premio Nobel dal titolo «Uomo del mio tempo», ieri è stata la volta dell’analisi del testo della poesia «E ride la gazza nera sugli aranci» tratta dalla raccolta «Ed è subito sera».

«È una scelta che mi fa piacere – commenta Alessandro Quasimodo, figlio del poeta, attore teatrale, cinematografico e televisivo -. Questa traccia ha aiutato gli studenti , perché la poesia di mio padre è stata sempre amata dai giovani: è vicina alla loro sensibilità, è accessibile, non ci vuole il traduttore simultaneo per la sua comprensione».

Alessandro Quasimodo si definisce cittadino del mondo, ma per noi è bergamasco d’adozione. «In un certo senso sì – dice -. Ho casa a Palazzago, ho contatti con la Fondazione Giovanni XXIII, con il card. Capovilla, con tanti amici bergamaschi». E poi ha dato la voce a Papa Roncalli in Laterano a Roma per l’Oratorio diretto da Frisina.

E c’è poi un luogo ancora più pregno di memorie del Premio Nobel e non può che essere Città Alta. Salvatore Quasimodo infatti quando fu arrestato nel 1944 a Milano perché renitente alle leva e per le sue idee antifasciste, fu tradotto nel carcere di Sant’Agata e lì compose la poesia «Dalla Rocca di Bergamo Alta».

«Quella lirica – dice Alessandro Quasimodo – potrebbe essere riportata su una lapide da collocare appunto in qualche luogo alla Rocca». Un’idea semplice, ma che certamente valorizzerebbe ulteriormente quel luogo così carico di memorie, che si è intrecciato con la vita del Premio Nobel. Una poesia che potrebbe far riflettere sulle pagine dolorose del passato del poeta e di un buio periodo storico.

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Emanuele Roncalli

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