Domenica 13 Luglio 2014

«Stop bombing Gaza» è ovunque

Ma tutto è partito da Bergamo

Alberto Biffi

Una «x» rossa, una bomba stilizzata che cade, la scritta «Stop bombing Gaza». Le immagini che rimangono impresse nella memoria sono quelle più semplici e immediate. Grazie alla loro forza diventano simboli condivisi sui social network, sui siti internet e sui giornali. «Stop bombing Gaza», oltre a essere un «hashtag» di successo su Twitter, è un «logo» che ha fatto il giro del mondo. Partendo da Bergamo.

L’autore è il designer bergamasco trentacinquenne Alberto Biffi, che è quasi imbarazzato del successo del suo poster: «Non voglio assolutamente ricavare pubblicità né tantomeno soldi da “Stop bombing Gaza”, infatti non è firmato e rinuncio a ogni diritto d’autore. L’ho realizzato perché sono un attivista per i diritti palestinesi e ho deciso di mettere la mia professionalità al servizio di una causa in cui credo».

L’immagine è un «creative commons» (chiunque può usarla senza scopo di lucro) e ha già due anni, anche se in molti l’hanno scoperta solo negli ultimi giorni. «Nel 2012, dopo l’ultima offensiva su Gaza, ho disegnato questo poster, in parte a mano e in parte al computer. Devo ammettere che l’ho fatto in dieci minuti, cercando di essere il più diretto possibile. Poi ho pubblicato l’immagine sulla mia pagina Facebook, dove ha fatto più di mille condivisioni. Da lì è partito tutto, ma proprio non mi aspettavo che venisse ripescata a distanza di tempo».

Il successo di «Stop bombing Gaza», come spiega lo stesso autore, sta nel non andare troppo per il sottile. Allo stesso tempo, però, è un’immagine trasversale, perché non parla di politica, ma di diritti umani. «Il messaggio, pur essendo di parte, non è violento, di rivalsa o vendetta. A livello di opinione pubblica è più che condivisibile, infatti in tanti lo mettono come foto profilo sui social network. Spero che la circolazione di “Stop bombing Gaza” possa essere un invito a informarsi sull’argomento. È un’immagine molto più riferita ai diritti umani che alla questione palestinese, per questo ha una forza in più, perché supera la diatriba sul “chi ha ragione e chi ha torto”», commenta Biffi.

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