Mercoledì 22 Gennaio 2014

Una mostra per Vitali

il maestro della semplicità

Alberto Vitali, Collezione permanente della Provincia di Bergamo

«A Bergamo, nel Novecento, c’è solo Vitali. Così diceva, ricordo, Giacomo Manzù». Amedeo Pieragostini, in arte Mirando Haz, noto incisore bergamasco, sta preparando, con Maria Cristina Rodeschini, responsabile della Divisione Accademia Carrara – Gamec, una grande mostra dedicata ad Alberto Vitali, pittore «della semplicità» e incisore nato a Bergamo nel 1898, ivi scomparso nel 1974.

L’esposizione, «salvo qualche cambiamento in corso d’opera, si inaugurerà il 15 settembre e durerà due mesi e mezzo». Si terrà «a Palazzo della Ragione, e forse alla Gamec, per la parte dedicata alla grafica», a quarant’anni dalla morte dell’artista, e quasi altrettanti dall’ultima grande mostra a lui dedicata, sempre a Palazzo della Ragione, a cura di Raffaele De Grada, nel lontano 1975 (catalogo Bergamo, stessa data). Poi, nel 1984, il catalogo degli «Acquerelli d’Engadina» (Scheiwiller). Nel 2011, l’esposizione a rotazione delle opere possedute dalla Popolare Bergamo, nella filiale di Città Alta.

«Sarà una cosa molto interessante», assicura Pieragostini. «Stiamo scegliendo le opere, le incisioni più importanti». I criteri di allestimento? «Rigorosissimi. Sarà una mostra molto selettiva, che esporrà le opere migliori». Una mostra per valorizzare «l’autore, non solo e non tanto per collezionisti». Il rapporto fra il pittore e l’incisore? È stato privilegiato l’uno o l’altro? «C’è il pittore, l’incisore, l’acquarellista. Un po’ tutto. Il meglio». Per il pittore «dalle sessanta alle cento opere». Anche le incisioni saranno in numero considerevole: «Cercheremo di mettere tutte le cose più importanti».

In mostra, ancora, ci sarà «una sezione di altri autori, anche stranieri: i suoi preferiti». Per esempio Cézanne, Ensor: onde scongiurare eventuali rischi di «monotonia». «Per me – continua Pieragostini – Vitali è il maggior pittore bergamasco per quanto riguarda il Novecento». Ha fatto mostre «alla Permanente di Milano e a Brera».

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 22 gennaio

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