«All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»
CAPITALE UMANO. Quarta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: all’estero i giovani trovano paghe doppie, ma «le coscienze non ce le possiamo lavare dicendo ti pago bene»
Lettura 2 min.Un diplomato bergamasco o comasco, insomma lombardo, che attraversa il confine e va a lavorare nel Canton Ticino, o che risponde a un annuncio a Eindhoven, non fa un salto nel buio: trova una busta paga che parte dal doppio di quella che avrebbe firmato a casa sua. È il dato di realtà da cui parte Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza, nella quarta puntata dell’intervista dell’Osservatorio Delta Index.
Il tema è quello su cui, più di ogni altro, circolano frasi fatte: ai ragazzi di oggi lo stipendio interessa poco, contano altre cose. «Non è vero», risponde Noci. E la ricerca «Next Gen Power», condotta su oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde, lo dice con i numeri: il 54% indica l’indipendenza economica come principale obiettivo di vita, il 44% teme di non riuscire a raggiungere una condizione stabile.
Il confronto con l’estero
«È evidente che lo stipendio non può non essere considerato», dice Noci. Chi si affaccia in Svizzera, in Francia, in Olanda trova retribuzioni che «vanno dal doppio in su». E qui sta il punto che riguarda direttamente le imprese lombarde: quelle possibilità di mercato sono ampie e, osserva il Prorettore, molto facilmente raggiungibili. Per questo i ragazzi hanno segnalato con nettezza che la variabile stipendio non è una variabile secondaria.
Non è una rivendicazione ideologica. È una constatazione di chi ha davanti un’alternativa concreta a un’ora di macchina o a un volo low cost di distanza.
Ma non è sufficiente
Detto questo, Noci chiude subito la scorciatoia opposta. Un buon stipendio non mette l’azienda in una sinecura rispetto a tutto il resto: non la esonera, cioè, dagli altri elementi che i giovani mettono sul tavolo. «Non ci sono compromessi», dice. «Per certi versi c’è un livello di aspettativa che mette lo stipendio al pari degli altri elementi».
Al pari, non al posto. È una differenza che cambia il modo in cui un’impresa costruisce la propria offerta: la retribuzione entra nella lista, non la sostituisce. E la frase che chiude il ragionamento è la più diretta di tutta l’intervista: «Le coscienze non ce le possiamo lavare dicendo ti pago bene».
Il posto della paga nel quadro generale
Questa puntata completa un percorso. Nella prima Noci aveva descritto una generazione che chiede sicurezza e accompagnamento; nella seconda, la richiesta di crescere in competenze e di ritrovare i propri valori nell’azienda; nella terza, il divario tra ciò che viene promesso al colloquio e ciò che si trova alla scrivania. Lo stipendio è il quarto tassello, e Noci lo colloca con precisione: «Non cercano solo quello e quindi non sminuiamolo, ma non è un valore assoluto».Per un’impresa significa che non esistono leve compensative. Non si può pagare poco contando sull’ambiente, e non si può pagare bene contando che basti.
La lettura Delta Index
È una lettura che si allinea a quanto l’Osservatorio Delta Index rileva sul proprio panel di aziende benchmark: la retribuzione pesa nella fase di attrazione, ma non spiega quasi mai da sola perché un giovane resta o se ne va. Le imprese che perdono ragazzi dopo pochi mesi raramente sono quelle che pagano meno del mercato: sono quelle che, sulle altre dimensioni, non hanno costruito nulla. Attrarre con la busta paga è possibile; trattenere richiede che tutte le altre voci reggano lo stesso confronto.
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
© RIPRODUZIONE RISERVATA