«Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»
CAPITALE UMANO. Quinta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: il distacco tra scuola e impresa si colma con progetti comuni e con un ruolo nuovo per le risorse umane
Lettura 2 min.Un’azienda che si mette a cercare giovani quando questi hanno già il diploma o la laurea in mano arriva a giochi fatti. È il passaggio più netto della quinta puntata dell’intervista dell’Osservatorio Delta Index a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza, che ha condotto la ricerca «Next Gen Power» su oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde.
Il dato di partenza è tra i più duri emersi dall’indagine: gli studenti sentono la scuola lontana dal mondo del lavoro. La domanda posta a Noci ribalta però il punto di vista e lo porta dove Delta Index lo tiene da sempre: che cosa possono fare le imprese prima ancora di assumere?
Due percezioni che non si incontrano
«I giovani se ne vanno perché hanno la percezione che le imprese non siano adatte a loro, non sono coerenti con le loro aspettative», dice Noci. Dall’altro lato le imprese pensano che i giovani lavorino poco, e da questa convinzione nasce una reticenza che chiude il canale prima ancora che si apra.
È lo stesso pregiudizio che il Prorettore aveva messo sotto accusa nella terza puntata. Qui però il ragionamento indica una via d’uscita: «Dobbiamo ricostruire un dialogo e la ricostruzione di un dialogo passa attraverso la possibilità di vivere delle esperienze comuni». Cioè fare qualcosa insieme, prima e fuori dal colloquio di selezione.
Il momento giusto non è dopo il titolo di studio
«È troppo tardi andare a cercarli quando sono diplomati o laureati», dice Noci, che porta come esempio la propria esperienza al Politecnico: capita sempre più spesso di laureare ragazzi che al momento della proclamazione hanno già firmato un contratto di lavoro da sei mesi.
Per un’impresa il riflesso è immediato. Se il mercato si chiude prima del titolo di studio, aspettare la fine del percorso formativo significa competere per una quota di candidati sempre più ristretta. «Le aziende devono avvicinarsi al mondo della scuola e dell’università e costruire progetti che fanno conoscenza, dialogo, consapevolezza e reciproco avvicinamento». Non campagne di reclutamento, quindi, ma percorsi che facciano incontrare i due mondi mentre i ragazzi sono ancora sui banchi.
Il nuovo mestiere di chi gestisce il personale
L’ultimo passaggio tocca da vicino l’organigramma delle aziende. Per Noci il responsabile delle risorse umane «non è più un soggetto, come è stato concepito nel passato, che gestisce relazioni sindacali». Diventa «elemento cruciale di un motore aziendale che può vivere e creare valore se e solo se ha capitale umano preparato e motivato».
È una promozione che porta con sé un carico nuovo. «Il responsabile delle risorse umane si nobilita, ma deve fare un lavoro molto diverso rispetto a quello che ci siamo immaginati nel passato»: un lavoro che si misura sulla capacità di avvicinarsi ai giovani e alle scuole e di essere «cinghia di trasmissione tra la scuola e il mondo del lavoro».
È il terreno su cui Delta Index misura le imprese del proprio panel: la distanza tra scuola e azienda non è un tema di politica scolastica, è una variabile interna che decide chi riuscirà ad attrarre i giovani e chi resterà a guardare.
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
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