Modello «Why Not», con i giovani più fragili ha vinto la scommessa
CAPITALE UMANO. Why Not, cooperativa bergamasca, compie dieci anni: da 15 a 47 dipendenti, 36 iscritti alle categorie protette, ricavi oltre un milione. La scommessa era giusta: includere conviene.
Lettura 2 min.Quarantasette dipendenti, età media trentasette anni, di cui trentasei iscritti alle categorie protette. Un fatturato che supera il milione di euro. Una nuova sede acquistata. Numeri che raccontano una storia insolita: quella di un’impresa che cresce senza tradire la propria missione, anzi facendone il motore della propria solidità.
La cooperativa Why Not, fondata a Bergamo nel dicembre 2014, ha approvato il proprio bilancio sociale 2025 davanti all’assemblea dei cinquantacinque soci. Il documento fotografa un’organizzazione che in dieci anni ha percorso la strada dall’artigianato imprenditoriale alla maturità strutturale, mantenendo al centro una convinzione precisa: ogni persona con fragilità, se inclusa e formata nel modo giusto, può diventare una risorsa reale per le aziende.
L’idea di fondo è ribaltare la logica tradizionale dell’inserimento lavorativo. Invece di partire dall’offerta - la persona svantaggiata da collocare - Why Not parte dalla domanda: cosa cercano le aziende? Da questa analisi nasce il percorso formativo, cucito per rendere spendibili le competenze dei lavoratori più fragili in contesti produttivi reali. Nel 2025 l’area Backoffice ha visto otto nuove assunzioni tramite l’art. 14 del D.Lgs. 276/03, quattro nuove aziende partner e tre persone assunte direttamente dalle imprese al termine del percorso.
L’Area Academy ha erogato 2.853 ore di formazione in informatica, grafica, amministrazione di sistemi, cybersecurity. I destinatari: istituti professionali, cittadini adulti nei progetti Pnrr su quattro ambiti bergamaschi, persone con disturbi dello spettro autistico nel progetto AspieJob. Tra i partner: Red Hat, Engineering, AC Milan, Hisense, cooperative sociali ed enti del territorio.
La crescita dell’organico racconta molto. Dieci anni fa Why Not contava quindici dipendenti, oggi quarantasette. I contratti a tempo indeterminato sono passati da otto a ventitré. «Offrire competenze digitali può abbattere barriere importanti per chi ha una disabilità», racconta Alberto Ronzoni, project manager della cooperativa. «Why Not crea uno spazio in cui gli intoppi sono parte del processo, non problemi per cui colpevolizzarsi».
«Questi dieci anni ci hanno dimostrato che il nostro modello funziona», sottolineano il presidente Massimo Radaelli e il vicepresidente, nonché direttore, Davide Minola. «Siamo partiti da una scommessa: che ogni persona con fragilità, messa nelle condizioni giuste, potesse diventare una risorsa vera per le aziende. Quella scommessa l’abbiamo vinta». Il 2025 ha coinciso con il decimo anniversario e con l’inaugurazione della sede in Via Falcone: trentacinque postazioni fisse, quattro di coworking, spazi fluidi e accessibili. L’acquisto ha portato le immobilizzazioni materiali da 200mila a 512mila euro. Vale la pena citare un dettaglio: gran parte degli arredi sono stati donati da un’azienda convinta dal progetto da una dipendente di Why Not, un episodio che dice molto sulla capacità dell’organizzazione di generare relazioni nuove a partire dai propri valori.
Il bilancio chiude con un utile di 28mila euro su ricavi di oltre 1,1 milioni, in crescita rispetto agli 870mila dell’anno precedente. I costi del personale - 788mila euro - sono la voce più rilevante: coerente con un’impresa il cui valore principale è il lavoro delle persone. Una cooperativa sociale bergamasca che dimostra, dati alla mano, che includere conviene. A tutti.
Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz
© RIPRODUZIONE RISERVATA