Noci: «I ragazzi hanno un sistema operativo diverso dal nostro»
CAPITALE UMANO. Sesta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: chi fatica ad attrarre i giovani deve rompere due schemi, l’orgoglio del lavorare tanto e i silos
Lettura 2 min.Alla fine di un’intervista costruita tutta intorno ai giovani, la domanda si rovescia sulle imprese: un solo consiglio a chi fatica ad attrarli. E Giuliano Noci non parla di employer branding, né di stipendi, né di piani di carriera. Parla di due convinzioni che le aziende italiane si portano dietro da decenni e che oggi lavorano contro di loro.
Noci è Prorettore del Politecnico di Milano e guida l’Hub della Conoscenza che ha promosso «Next Gen Power», la ricerca che ha raccolto la voce di oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde su lavoro, scuola, intelligenza artificiale e futuro. L’Osservatorio Delta Index lo ha incontrato per chiedergli cosa dovrebbero farne le imprese, di quei dati: questa è la sesta puntata della videointervista.
Il primo schema: «Io lavoro e lavoro tanto»
«Il problema è che le aziende pensano di essere dalla parte giusta perché io lavoro e lavoro tanto», dice Noci. È l’assunto implicito di chi guida: la fatica come titolo di merito, e quindi come titolo di ragione. Davanti a una generazione che misura il lavoro con altri parametri, quell’assunto smette di funzionare e il rischio, per l’impresa, è chiudere il discorso prima ancora di aprirlo.
Rompere quello schema, avverte Noci, non è un dettaglio: «Se io accetto che ci sia una diversità, ho già costruito un pezzo di ponte tutt’altro che secondario». È la parte più controintuitiva del ragionamento: il primo investimento non costa nulla in termini economici, ma richiede di mettere in discussione un’identità. E ripaga in fretta, perché quando i ragazzi si fidano cominciano a chiedere. «Chiedono coordinamento e quant’altro», racconta il Prorettore sulla base della sua esperienza diretta con gli studenti, «diventa davvero molto stimolante e interessante».
Il secondo schema: i campanili degli uffici
Il secondo è più difficile, perché tocca l’organizzazione. Noci parte da un dato anagrafico: i ragazzi di 14-18 anni sono nati con internet e con una tecnologia che «li porta con l’ipertesto a muoversi in orizzontale», che genera connessioni. Vivono in un sistema a rete, nell’economia della condivisione.
Le imprese italiane, invece, restano organizzate per funzioni separate. «Vivono molto di silos, di campanili», osserva Noci, «che non sono solo i campanili dei paesini, sono i campanili degli uffici». La conclusione è netta: è «quanto di più lontano dalla cultura e dal sistema delle aspettative di giovani che hanno un sistema operativo completamente diverso».
Il filo delle sei puntate
Letto in sequenza, il ragionamento di Noci si chiude con coerenza. Nelle prime puntate aveva descritto una generazione fragile ma non svogliata, che chiede crescita di competenze, coerenza di valori e accompagnamento; poi aveva indicato nella distanza tra promessa e realtà la causa degli abbandoni precoci; quindi aveva rimesso lo stipendio al suo posto - decisivo, ma non sostitutivo di tutto il resto - e aveva spostato indietro il momento dell’incontro, alle scuole e alle università.
Qui arriva il punto di caduta: nessuna di quelle correzioni tiene se l’azienda resta divisa in compartimenti e convinta di avere ragione per default. È esattamente il terreno su cui lavora l’Osservatorio Delta Index quando misura i processi delle imprese su attrazione, selezione, inserimento e permanenza: la difficoltà a trattenere i giovani raramente nasce da un singolo errore: nasce da un’organizzazione che parla ai ragazzi con una grammatica che loro non usano più.
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
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