Più assumi, meno paghi: per i giovani lo sconto Ires raddoppia

CAPITALE UMANO. Dal 2027 la maggiorazione sul costo dei nuovi assunti a tempo indeterminato sale al 40% per gli under 36. Il risparmio Ires arriva al 9,6%. Ma senza crescita netta dei dipendenti non scatta

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Un tecnico di 25 anni, assunto a tempo indeterminato, costa a una piccola impresa 35mila euro l’anno. Oggi, se l’organico cresce, quell’assunzione fa risparmiare 1.680 euro di Ires. Dal 2027 il risparmio sale a 3.360 euro. Il doppio.

È l’effetto della superdeduzione potenziata dal disegno di legge di Bilancio 2027, ora all’esame del Parlamento. La misura, nota come «Più assumi, meno paghi», esiste già. Il governo ha deciso di renderla più generosa per due categorie: i giovani sotto i 36 anni e le lavoratrici madri. L’obiettivo è spingere le assunzioni stabili più di quanto sia avvenuto finora.

La platea potenziale è ampia. In Italia i lavoratori dipendenti tra 15 e 29 anni sono 2,5 milioni, secondo l’Istat, e più della metà lavora al Nord.

Come funziona oggi

L’incentivo è nato con la riforma fiscale, all’articolo 4 del decreto legislativo 216/2023. Valeva per il solo 2024 ed è stato prorogato fino al 2027 dalla legge di Bilancio 2025. Chi assume a tempo indeterminato può dedurre dal reddito, oltre al costo del lavoro, una quota in più: il 20%, che sale al 30% per alcune categorie di lavoratori da tutelare di più.

Tradotto in imposta, con l’Ires al 24%, il risparmio è pari al 4,8% del costo del nuovo assunto. Per le categorie più tutelate arriva al 7,2%.

Cosa cambia dal 2027

Dal 1° gennaio la maggiorazione passa al 40% per chi assume un giovane sotto i 36 anni e all’80% per le lavoratrici madri. Il risparmio d’imposta sale così al 9,6% del costo del giovane e al 19,2% per le donne. Su una lavoratrice che costa 40mila euro l’anno, l’impresa paga 7.680 euro di Ires in meno. Il resto della norma, come ricostruisce Il Sole 24 Ore, non dovrebbe cambiare.

Le tre condizioni

Lo sconto non scatta con la sola firma del contratto. Servono tre condizioni.

La prima: l’organico deve crescere davvero. Sia il numero dei dipendenti a tempo indeterminato sia quello complessivo devono essere più alti dell’anno precedente.

La seconda: il bonus si calcola sulla cifra più bassa tra due voci. Da una parte il costo dei nuovi assunti, dall’altra l’aumento del costo totale del personale rispetto all’anno prima. Se nel frattempo altri dipendenti escono, la base si riduce.

La terza: la deduzione passa dalla dichiarazione dei redditi. Si incassa subito solo se l’impresa ha utili sufficienti. Chi chiude in perdita la vede slittare agli anni successivi, quando tornerà a fare utili.

Per i gruppi i conti sono più complessi: l’aumento dell’occupazione va verificato sommando entrate e uscite di tutte le società.

Assumere non basta

Qui c’è il punto che interessa chi si occupa di persone in azienda. La superdeduzione premia la crescita netta dell’organico. Non basta assumere un giovane: bisogna anche non perderne altri. Un’impresa che assume tre under 30 e ne vede uscire due nello stesso anno si ritrova con un bonus ridotto. Se l’organico non cresce, lo perde del tutto.

In pratica il fisco premia chi trattiene, non solo chi assume. E per un giovane il primo anno in azienda è quello in cui decide se restare. Accoglienza, formazione e una prospettiva di crescita chiara non sono più solo leve di attrattività. Diventano anche una voce del bilancio.

Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz

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