I ragazzi che si isolano Provocazione per i padri

I ragazzi che si isolano
Provocazione per i padri

In Giappone sono chiamati «hikikomori» gli adolescenti e i giovani che si chiudono in casa e si rifiutano di uscire per un periodo superiore a sei mesi. Il termine è stato coniato dallo psichiatra Tamaki Saito, che per primo ha osservato la ricorrenza, in un numero sempre crescente di adolescenti, di una sintomatologia contrassegnata da letargia, incomunicabilità, isolamento sociale, depressione e comportamenti ossessivo-compulsivi.

Degli otto milioni di italiani che non vogliono avere rapporti con persone di altre generazioni, la netta maggioranza sono giovani, con un rapporto di dieci a uno. Questo fenomeno si registra anche perché le reti sociali di internet tendono a creare recinti autoreferenziali tra persone con gli stessi interessi. Gli «hikikomori» presentano sintomi ancora più gravi, perché si isolano anche rispetto ai propri coetanei. Il ritiro dalla società avviene gradualmente: i ragazzi appaiono sempre più infelici, perdono gli amici, parlano sempre di meno e assumono atteggiamenti aggressivi. Spesso nei confronti dei genitori. Sono più esposti i maschi, educati alla regola del successo. Si ritiene, infatti, che all’origine del fenomeno ci sia la pressione della società, che chiede una competizione esagerata, alla quale questi giovani risponderebbero negandosi.

Quella del ritiro sociale è un’espressione ancora poco nota. La utilizzano psicologi e operatori delle Onlus per definire i comportamenti del segmento più fragile dei «Neet», i giovani che non studiano e non lavorano. Per avere un’immagine immediata di che cosa significhi il ritiro sociale si può pensare a un ragazzo barricato nella sua cameretta con le tapparelle abbassate, il computer sempre acceso, musica e libri, il cibo consumato lì, in una segregazione auto-imposta. È un fenomeno che richiama al loro ruolo, in particolare, i padri, che devono prendere di petto queste situazioni e strappare i ragazzi fuori dall’isolamento tecnologico, per iniziare, insieme, il cammino del reinserimento sociale.


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Diego Colombo Giornalista

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