Maternità surrogata
e alleanze inattese

Alleanze inattese sul fronte del «no» alla maternità surrogata. Dopo la condanna dell’«utero in affitto» votata dal Parlamento di Strasburgo, espressione dell’Europa dei 28 Paesi (quella dell’Unione), da Parigi è arrivato l’«alt» dell’Europa dei 47, quella del Consiglio. Decisivo il voto contrario delle due deputate italiane del Pd, Eleonora Cimbro e Maria Teresa Bertuzzi, non allineate al parere del loro gruppo (il Pse), ma in consonanza con la posizione del Ppe.

Intanto in piazza si registrava una sintonia ancora più insolita, con scambio di fiori, tra la manifestazione cattolica contro la gravidanza a pagamento e il fronte femminista. E Claudio Magris sul più diffuso quotidiano nazionale scrive: «Non è giusto trasformare ogni desiderio in diritto». In un’ampia riflessione, citando Pasolini, Vacca, Tronti, Hirshman e Freud, l’autorevole intellettuale sostiene, tra l’altro, che il protagonista dell’attuale dibattito sul generare non è <il desiderio della coppia omo o eterosessuale, bensì il bambino, che comunque nasce da un uomo e da una donna>. Il bambino è soggetto di diritti, non un mero oggetto di desideri.

Un articolo sorprendente per una testata laica. Persino il «Manifesto» parla, a proposito della maternità surrogata, di «mercato dei corpi». Buon segno. Significa che cresce la consapevolezza se sia davvero un bene gestire la gravidanza come un contratto e il figlio come un prodotto da consegnare e da acquistare. Così come si allarga il dubbio se sia ragionevole che certi figli abbiano due padri e nessuna madre, oppure che per altri il padre sia deliberatamente cancellato.

Cattolici e laici sembrano finalmente convergere: non è necessario che un bambino cresca con i genitori naturali, ma con un uomo e con una donna sì, perché sono l’espressione per eccellenza della diversità, una diversità creativa e formativa più di ogni identità a senso unico. Forse è un risveglio dall’incubo della dittatura del desiderio e del mercato, che imporrebbero una regolamentazione contrattuale e commerciale anche della vita umana. Il consumismo non può inglobare ogni aspetto della realtà e dell’esistenza.

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