Auguri alla bergamasca Krizia 90 anni «senza rimpianti»

Auguri alla bergamasca Krizia
90 anni «senza rimpianti»

Io guardo sempre avanti». Mariuccia Mandelli la si racconta così, con quello sguardo fiero e sicuro, quello spirito ribelle che le ha permesso di sfidare il grande sistema della moda. La «maestrina bergamasca», con la sua valigia zeppa di gonne, lo dice da sempre: la sua è una vita senza rimpianti, anche perchè lei non ha mai creduto alla nostalgia.

Il 31 gennaio «Crazy Krizia», come l’hanno definita gli americani, compie 90 anni. E lo sappiamo bene che lei i compleanni non li ha mai amati. Ma il traguardo è tagliato in concomitanza con un nuovo corso per il suo marchio, che proprio tra poche settimane si presenterà nella Settimana della Moda milanese.

Nuova proprietà, senza però dimenticare un mondo di archivi, una concezione di donna determinata, cosmopolita e fiera. È lei che, dagli anni Sessanta, ha raccontato la moda italiana con Armani, Ferrè, Versace e Valentino. È lei quella senza peli sulla lingua, capace di intuire i desideri di una donna che voleva essere libera dai fronzoli: ha abolito «docili» twin-set per portare sulle strade pullover tricottati, animali soggetti sempre presenti a ogni collezione e abiti dalla tanto contemporanea forma a uovo, sperimentando tra i primi materiali innovativi come la gomma di pesce, la pelle d’anguilla, il metalizzato. Ribelle per un’epoca di grande sperimentazione, innovativa per aver abbinato con disinvoltura materiali preziosi ai tagli sportivi, perchè «gli accostamenti più arditi riescono a far cantare i materiali e le forme» ha detto una volta.

E chissà se Mariuccia Mandelli ci pensa a quei vestitini cuciti da bambina per le bambole delle amiche di Città Alta; se pensa al debutto nel ’64 nella mitica Sala Bianca di Firenze, allo sbarco negli anni Settanta sulle passerelle milanesi: una sfida per quei tempi, che fece insieme a un altro grande della moda, Ottavio Missoni. «C’erano già i romani che andavano a sfilare a Firenze. E poi la Krizia a Milano» ha scritto Natalia Aspesi raccontando quegli anni rivoluzionari, quando «la moda era una fonte di creatività, di personaggi e di vita fantastica».

E chissà se Mariuccia Mandelli pensa ancora al suo primo capo venduto in Oriente: Krizia è stato tra i primi brand italiani a varcare i confini nazionali. «Ho sempre fatto tutto quello che ho immaginato di fare» ha detto. Anche adesso, con il nuovo corso cinese. Con la nuova signora che viene da lontano per questo made in Italy di lungo corso. Iniziato da un piccolo laboratorio creato nell’appartamento preso in affitto dal musicista Lelio Luttazzi, a Milano.

Tutto partito da una sogno mai abbandonato, da uno sguardo sempre diritto, da un caschetto perfetto. Di una che un po’ ti sfida, sempre, di una che le convenzioni le detesta. Ancora. «Mi sento profondamente libera, come la donna che vesto» è un suo diktat.

L’ultima intervista con Krizia nel 2011 e un grande insegnamento: «Cosa direi a Mariuccia alle prime armi? Di rifare tutto. Cosa direi a ogni donna alle prime armi? Di lavorare tantissimo». Guardando sempre avanti.


Fabiana Tinaglia Giornalista de L'Eco di Bergamo

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