Giovedì 27 Febbraio 2014

Sobrio, borghese e made in Tuscany

Il look Renzi non lascia nulla al caso

Il premier Matteo Renzi durante la replica dopo il dibattito nell'aula di Montecitorio sulla fiducia al Governo
(Foto by Ansa)

Partiamo da qui: non sentiremo la mancanza del doppiopetto con spallina Anni Ottanta del Cavaliere né quei completi grigio fumo mal portati da Monti. In fondo Letta faceva tanto Obama la scorsa estate, sdoganando anche per l’Italia le maniche di camicia arrotolate e toni più accesi per le cravatte. Ora il nuovo premier nel look appare un tantino anonimo, ma comunque con tagli moderni e sicuramente non lasciati al caso se si pensa a come Renzi andava in giro solo qualche anno fa.

Abbandonati gli abiti slargati, i velluti e i toni del senape e del marrone, ora il fiorentino predilige nulla di eccessivamente evidente ma comunque abiti dal taglio slim e maglioncini casual ma bon ton, azzardando l’amato viola/lilla sopra le immacolate camicie bianche. Un look sobrio, borghese senza eccessi (il massimo che si concede è il giubbino di pelle...), e sotto il pantalone dal taglio dritto non mancano spesso e volentieri le sneakers griffate dell’amico Della Valle, così come nell’armadio Renzi pare preferisca abiti Scervino e accessori Ferragamo, il tutto Made in Tuscany.

Non si creda quindi che il look sia lasciato al caso. Le prove? L’abolizione del ciuffo e dell’occhiale, il tocco di lampada per un colorito meno spento e per coprire quei nei poco telegenici, mentre i tre figli «tricolore» raggiungono il Quirinale in maglioncino verde, bianco e rosso. Un nazionalismo che non è passato inosservato, come il tailleur grigio di Scervino della moglie Agnese Landini: lei della moda e dello shopping non pare essere un’appassionata, scegliendo composta tubini e modelli poco stravaganti, per uno stile acqua e sapone da professoressa che ben le si addice anche se in passato a Firenze ha saputo stupire con abiti da sera ricercati (Scervino è tra le sue griffe preferite), lanciandosi anche su un giallo canarino che non è proprio da tutti. E se la First lady (ma non chiamiamola così, che si innervosisce) resta a casa con i figli, a Roma bisogna tenere gli occhi aperti per non perdersi i look delle otto ministre che al recente giuramento non ci hanno fatto mancare nulla: tra una giacchetta rosa salmone e il tradizionale filo di perle, c’è chi ha azzardato supertacchi o pantaloni larghi (esagerati e sicuramente fuori dai canoni), con tanto di outfit premaman del neoministro Marianna Madia, all’ottavo mese di gravidanza, che, sotto l’abitino nero e scialbetto, ha scelto una ballerina superpiatta (la sciatica ringrazia): criticabili le calze velate, sono state comunque meglio dello stivale della Lanzetta. Insomma, otto ministre e otto guardaroba differenti, che offriranno spunti interessanti.

Certo, ci eravamo abituati bene con Mara Carfagna o le borse griffate della Santanchè, mentre c’è pure chi ha commentato il braccialetto di Tiffany & Co. della Fornero. Purché si parli di moda il popolo femminile ci mette del suo: un po’ come Sanremo, anche il governo è sempre più un grande show mediatico. E a volte una passerella. L’ha detto la stessa ministra Boschi, indossando per il suo giuramento un completo blu elettrico e decolleté color carne tacco 15: «Avete notato la mia difficoltà nello scendere le scale? Peggio di Sanremo».

Fabiana Tinaglia

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