Da Jurassic Park ai laboratori del Trinity College: Matteo dottorando a Dublino
LA STORIA. Matteo Nosè, da Tavernola è dottorando in Irlanda. Interesse per il «microscopico» e ricerca d’avanguardia. L’arrampicata sportiva e la vita insieme ad Arina.
C’è un filo sottile che lega un’infanzia fatta di dinosauri ai laboratori d’avanguardia dell’Irlanda. È quello della curiosità, unita alla passione innata per la biologia, che ha guidato Matteo Nosè – 26enne originario di Tavernola Bergamasca, oggi ricercatore presso il Trinity College di Dublino – fino al cuore della comunità scientifica europea.
In Irlanda ha, per il momento, trovato la sua dimensione professionale ma anche personale: al club di arrampicata dell’università ha conosciuto la sua compagna Arina, 25 anni, con cui convive.
L’amore per Jurassic Park
Non è un figlio d’arte, né ha seguito un percorso già tracciato. La sua strada l’ha costruita da solo, partendo da un interesse per la natura e gli animali coltivato fin da bambino, anche attraverso lo schermo. «Ero affascinato dai dinosauri e da Jurassic Park – racconta – ma anche dalla trilogia di Ritorno al futuro: questi film che hanno creato in me un’immagine ideale dello scienziato. È stato quello l’imprinting che mi ha spinto verso la ricerca».
Passione per il «microscopico»
Agli studi all’istituto Antonietti di Iseo, che gli hanno fornito «una solida base scientifica», è seguito un brillante percorso universitario a Brescia, concluso con la laurea magistrale in Biotecnologie mediche, conseguita nell’aprile 2024 con 110 e lode. Una scelta maturata nel tempo, quasi naturale evoluzione di quella passione per il «microscopico», per ciò che non si vede ma determina la vita. «Mi affascinava lavorare con il Dna, modificare cellule, capire i meccanismi alla base delle malattie e dello sviluppo», continua.
In laboratorio a Brno
C’è la teoria, i libri, ma anche la pratica e le prime esperienze fondamentali in laboratorio. Prima nel dipartimento di Oncologia e Immunologia sperimentale, sempre a Brescia, durante la triennale in Biotecnologie. Poi nella meccanobiologia, disciplina che studia come le cellule rispondono agli stimoli fisici, che Matteo ha approfondito in Repubblica Ceca con il progetto Erasmus traineeship: sei mesi a Brno, in un laboratorio associato all’ospedale universitario Fnusa. È stata la sua prima vera esperienza all’estero, un passaggio decisivo sia dal punto di vista scientifico che personale, dove ha lavorato con cellule staminali per creare modelli cardiaci, entrando nel vivo della ricerca applicata.
Il Trinity College a Dublino
Tornato in Italia dopo il tirocinio e la laurea, Matteo si è arrangiato con alcuni lavori saltuari, tra cui quello di cameriere, mentre cercava una posizione nella ricerca. Una fase di attesa, poi è arrivata l’occasione: un dottorato all’estero. «Volevo qualcosa lontano da casa – continua –, una sfida: una boccata d’aria fresca, di scoperta e novità».
Nel settembre 2024 si è trasferito in Irlanda, a Dublino, dove è entrato a far parte del laboratorio Monaghan del Trinity College. Qui attualmente si occupa di microscopia avanzata, lavorando su tecniche innovative come la Flim microscopy e la Brillouin microscopy, metodi non invasivi per analizzare tessuti e cellule, superando i limiti della diagnostica tradizionale. Una ricerca che guarda al futuro della medicina, con applicazioni che spaziano dall’oncologia all’oftalmologia, fino alla prevenzione attraverso analisi sempre meno impattanti sul paziente o sui tessuti osservati. «Il microscopio non mostra solo un’immagine: racconta cosa c’è dentro, di cosa è fatta una cellula, come si comporta, persino quanto è “dura”», spiega. E dal tono emerge tutta la sua passione.
Al club di arrampicata con Arina
Ma non c’è solo il lavoro. La vita a Dublino è un’altra sfida. «È una città estremamente multiculturale, molto diversa da qualsiasi realtà italiana», spiega Matteo, che oggi abita in centro, a pochi passi dal River Liffey e a venti minuti dal campus universitario. Il costo della vita è alto, soprattutto per gli affitti: «Si arriva facilmente a 1200-1700 euro al mese per una stanza». Nonostante questo, Matteo ha costruito una sua quotidianità. Condivide un appartamento con la sua compagna Arina, 25 anni, conosciuta proprio in Irlanda nel club di arrampicata dell’università. «Qui esistono club per qualsiasi attività: è un ambiente molto dinamico». Oggi fa parte anche del direttivo, segno di un’integrazione ormai consolidata.
Il legame con l’Italia
«Vivere all’estero è affascinante, non solo come turista, ma come persona. Tutti dovrebbero fare questa esperienza. All’inizio entri più facilmente in contatto con altri stranieri, poi pian piano ti integri davvero nella realtà locale. Tu sei una novità per gli altri, e loro lo sono per te: è uno scambio continuo che ti cambia».
Il futuro aperto
In tutto questo, il legame con l’Italia resta forte. «Cerco di tornare appena possibile, una volta al mese o ogni due mesi. I collegamenti con Bergamo sono ottimi e i costi contenuti». Guardando al futuro, Matteo non ha ancora una risposta definitiva. Il dottorato durerà fino al 2028 e le possibilità sono molte: restare all’estero, magari in Paesi con una forte tradizione scientifica, oppure cercare un impiego in Italia. In ogni caso, «non credo che tornare sia una sconfitta – sottolinea –. Anzi, penso che tutti dovrebbero fare almeno un’esperienza fuori, ma poi essere liberi di scegliere. Non c’è bisogno di avere già tutto scritto».
Le conferenze all’estero
Tra le opzioni ci sono Svizzera, Austria o persino Australia, luoghi che uniscono ricerca e natura. «Mi mancano le montagne», ammette. Ma la scelta finale dipenderà dalle opportunità e dalla qualità della vita, tra accademia e industria. Nel frattempo, Matteo continua a costruire il suo percorso. «È un lavoro duro, quello del dottorando: bisogna studiare e impegnarsi molto. Ma ho l’opportunità di partecipare a conferenze all’estero – in Germania, Francia e Svezia –, occasioni preziose per crescere, creare contatti e aprire nuove strade».
La storia di Matteo Nosè è quella di una generazione che si muove, sperimenta, non ha paura di cambiare. Una storia fatta di sacrifici, ma anche di scoperte. E di uno sguardo – quello attraverso il microscopio – capace di vedere molto più di ciò che appare.
Bergamo senza confini
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].
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