Da cinque anni
porta l’artigianato a Perth

Vive con la famiglia in Australia. Dal nonno al papà artigiani nell’azienda di famiglia. «La partenza nata da un articolo de L’Eco di Bergamo». «Il motivo che mi ha spinto a partire è stato il fatto che già da qualche anno avevo lasciato l’azienda di famiglia e cercavo un’opportunità all’estero per crescere il più possibile anche sul lato professionale». Racconta così, Roberto Colonetti, nato a Bergamo nel 1976, la sua decisione di trasferirsi con tutta la famiglia in Australia nel 2015.

Da cinque anni porta l’artigianato a Perth

Dall’altra parte del mondo, Roberto è diventato un esperto mondiale del grès porcellanato e oggi è conteso dai brand di settore di tutto il mondo, dimostrando da anni nei suoi workshop il suo metodo di lavorazione a clienti e fabbricatori. «La mia vita è molto frenetica: sempre più spesso sono in viaggio e mi divido tra America, Europa e Australia, dove ormai 5 anni fa sono emigrato con la famiglia». Il successo, però, non arriva dall’oggi al domani, e quello di Roberto nasce da molto lontano, in quanto figlio d’arte.

Roberto, come tutti i figli di artigiani, è cresciuto nel mestiere affascinato dai grandi macchinari per la lavorazione del marmo e granito. «Mio nonno Carlo Colonetti aprì a Seriate, nel 1925 la ditta omonima di marmi e graniti e dopo di lui, mio padre, Maurizio Colonetti, con i suoi 9 fratelli, continua la tradizione di famiglia a Borgo di Terzo con la ditta Colonetti Fratelli. Io sono quindi il terzo erede di questa tradizione e ho quindi cercato di rinnovare la tradizione di famiglia con le tecniche di lavorazione del nuovo millennio e facendo tanta esperienza con grandi opere di piazze, colonne e fontane, ma anche con eleganti lavorazioni d’interni come scale, rivestimenti e pavimenti a macchia aperta».

Roberto emigra, come detto, in Australia nel 2015. Anche lui, come tanti italiani emigranti, va in cerca del successo all’estero e lo trova a Perth, capitale del Western Australia. «L’idea di emigrare all’estero nasce da un articolo de L’Eco di Bergamo, nel quale si diceva che si ricercavano marmisti disposti a emigrare in Australia. Inizialmente mi sono trasferito da solo a Cairns, in Queensland, dove ho lavorato in una piccola azienda sempre del settore. Li ho capito che se avessi messo a frutto la mia esperienza avrei potuto avere futuro. Dopo Cairns ho avuto un’offerta di lavoro a Sydney per un’azienda che fa restauri e lavora la pietra locale, il Sandstone. Qui mi sono fermato un anno dove ho potuto capire meglio le dinamiche di lavoro nel mercato australiano, diverse da quelle dell’Italia. Anche qui ho cercato di imparare nuove tecniche di lavoro utilizzando anche attrezzature diverse. Come sempre, però, non mi sono fermato e ho sempre continuato a mandare il mio curriculum ovunque, nella speranza di trovare una soluzione e un posto più adatto a me e per portare in Australia anche la mia famiglia. Così, quando la European Ceramics di Perth, mi ha offerto un lavoro ho accettato».

A Perth Roberto incontra David Serra, figlio di emigrati siciliani e proprietario dell’azienda, che lo incarica di sviluppare nuovi metodi di lavorazione per essere competitivi sul mercato. «Dopo il colloquio e aver visto l’azienda ho capito subito che il gruppo era molto grande e che avevano delle bellissime idee di sviluppo. Ma anche che mancava un po’ di organizzazione e di qualità, non a livello di quella europea. Così ho parlo con David, il proprietario insieme alle sorelle, dicendogli che si poteva e si doveva puntare a qualcosa di più. Da quel giorno è partita la mia sfida: giornate a organizzare la fabbricazione, giornate spese a settare una produzione simile a quella Italiana, ad acquistare prodotti direttamente dall’Italia e molto altro. Io e David abbiamo creato e sviluppato un nostro metodo di lavorazione dedicato alla porcellana, dal taglio alla finitura nonché l’installazione. Questo ci ha portato a sviluppare nuovi metodi e grazie al nostro laboratorio a testare nuovi prodotti, dal disco da taglio ai vari supporti e colle. Così, dopo un anno passato a sviluppare l’azienda lavorando sette giorni su sette, ho finalmente capito che Perth era la città giusta per me e per la mia famiglia e ci siamo stabiliti qui.

«I nostri figli avevano 8 e 11 anni e praticamente non sapevano nulla di inglese e nemmeno mia moglie – ricorda –: ovviamente i primi periodi non sono stati facili, però con perseveranza e voglia tutti si sono ambientati e ormai i miei figli anche tra loro parlano inglese». Vivere in Australia per Roberto è un’esperienza. «È un posto ancora molto selvaggio. Abituarsi qui dopo aver vissuto in Italia non è facile, molti locali alle 21.30 chiudono la cucina, da noi ci si trova al ristorante a quell’ora. E avendo i figli non è facile integrarsi al 100%: siamo troppo diversi e gli impegni dei figli ci permettono poco di uscire, ma abbiamo comunque una buona cerchia di amici». Nonostante Roberto ami Perth, l’Italia è sempre nei suoi pensieri. «Dell’Italia mi manca tutto: amici, famiglia, mare, monti e laghi, il cibo e quell’accoglienza che comunque noi abbiamo. L’Italia è l’Italia. Ci sono nato e cresciuto. Mi manca molto la montagna, arrampicare, sciare e camminare tra i boschi, visitare quei piccoli paesi pieni di piccole cose ma con tanta storia. Per lavoro ci torno circa 4 o 5 volte all’anno e ogni volta è sempre difficile ripartire. Io la mia amata terra non la rinnego, anzi la amo perché girando il mondo per lavoro, posso dire che è proprio unica. Con i parenti stretti, poi, grazie alla tecnologia ci si può sentire quasi tutti i giorni».

Per il futuro Roberto ha tanti progetti, ma non a lungo termine. «Ci sono vari progetti in corso, sia in Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti. Credo che non andrò in pensione in Australia, ma finché resto qui non posso far altro che ringraziare questo paese che per ora ha dato molto sia a me che alla mia famiglia. Poi non pianifico troppo in avanti, ma cerco di vivere al meglio giorno per giorno godendomi tutto quello che viene. Cerco sempre di far capire ai miei figli che la vita è una e breve, sprecarla non serve. E come lo dico a loro, lo dico a tutti: se volete provare un’esperienza all’estero, fatelo. Perché se non lo fate non potrete mai sapere come ci si sente a vivere in un altro Paese, come nel nostro caso, lontano dalle famiglie. Ne vale la pena».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected]

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