Addio a Costanza, musa di Donizetti
Una vita per l’arte e il giornalismo

Si è spenta sabato per un malore improvviso a 85 anni. Non fu solo la compagna di vita dell’artista, ma anche la sua grande fonte di ispirazione. I funerali mercoledì in Città Alta.

La musa di Mario Donizetti se n’è andata. Colta da un malore improvviso nella mattinata di sabato 5 dicembre nella casa-studio di via Rocca, in Città Alta. Costanza Andreucci, 85 anni, da 62 moglie del celebre pittore, era più della compagna di una vita per Mario Donizetti. Era fonte di ispirazione, modella, consigliera. Le figure femminili ritratte da Donizetti hanno da sempre il volto di Costanza, e negli scritti dell’artista, che nel tempo hanno spaziato dall’arte alla filosofia, un tributo alla moglie non è mai mancato. Mario e Costanza passeggiavano a braccetto lungo la Corsarola, quando non erano a Grado o a Schilpario, con Città Alta i loro luoghi del cuore. Amavano frequentare i ristoranti del centro storico, andavano a teatro e non si perdevano le occasioni culturali cittadine. Sempre insieme. L’uno a sostenere l’altro.

Si erano incontrati a Milano, lei studentessa di Lingue alla Bocconi, lui promettente artista. Costanza, nata a Napoli, si era trasferita con la famiglia prima a Clusone e poi a Bergamo. «Si sposarono nel 1958, si frequentavano da poco e lei già posava per lui – racconta il nipote Michele Andreucci –. La zia era una donna di grande cultura; per me, mio fratello Lorenzo e mia sorella Maria Laura era una seconda mamma». Negli anni del liceo Costanza già collabora con L’Eco di Bergamo, a vent’anni inizia a pubblicare saggi sulla rivista di critica teatrale «Il Dramma» di Lucio Ridenti. «Scrive di Pinter, Sartre, Miller e Tennesee Williams – ricorda Michele Andreucci – . In seguito fonda e dirige per 14 anni la rivista “Costume”, con la quale porta avanti campagne in difesa del patrimonio artistico e per la conservazione dei beni culturali». Collabora con Libero e L’Europeo, e si dedica alla narrativa. Pubblica racconti e un romanzo sulla storia della sua famiglia («Altare di famiglia») con prefazione dell’amico Piero Chiara. Nel 2016 l’ultimo libro dato alle stampe, «Non dimenticare, per essere», una raccolta di articoli, interviste, saggi, racconti.

Nel 2017 l’Ordine la premia per i suoi cinquant’anni di giornalismo. «Ricordo –ci raccontò in quella occasione– che avevo cinque anni quando, sventolando un foglio di protocollo scarabocchiato, comunicai alla mia famiglia che avevo fondato un giornale. Per generazioni da noi i giornalisti sono stati di casa. Sin dai tempi di Matilde Serao ed Eugenio Torelli Viollier, il fondatore del Corriere della Sera. E così per me iniziare a scrivere fu la cosa più naturale del mondo». Schiva e riservata, Costanza Andreucci Donizetti festeggiò senza enfasi il mezzo secolo di iscrizione all’Albo. «In fondo questo riconoscimento è solo un segno del tempo trascorso. Resto convinta che un giornalista debba voler migliorare il mondo e sia tenuto ad essere onesto, dicendo sempre la verità».

Costanza era una donna che non rifuggiva la modernità. Aveva un profilo Facebook, sul quale postava le opere del marito. «Sono su Facebook e ci ho messo anche Mario e le sue opere – confessava –, lui non ne vuole sapere ma viviamo nell’era di internet e bisogna adeguarsi». Ed era lei a occuparsi delle pubbliche relazioni e a tenere i rapporti con i tanti amici artisti e intellettuali che hanno frequentato la casa del maestro. Da Oriana Fallaci a Ermanno Olmi, da Giorgio Albertazzi a Carla Fracci, da Vittorio Sgarbi a Valentina Cortese. L’ultimo saluto a Costanza Donizetti mercoledì 9 dicembre alle 10 in Duomo, nella sua amata Città Alta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA