«Alitalia vuole rimanere ad Orio al Serio»
Bergamo-Roma già da maggio

Lazzerini, Cbo della compagnia: «Non è supplenza di Linate, vogliamo collegamento stabile con Roma. I voli potrebbero partire già a maggio e non a fine luglio: «E da Fiumicino coincidenze con gli intercontinentali».

«Alitalia non considera Orio come una semplice supplenza di Linate». Al punto tale che sta lavorando per anticipare l’operatività del volo da e per Roma Fiumicino già da maggio, quindi ben prima di quel 27 luglio che vedrà il via ai lavori a Linate per una durata di tre mesi. Parole e musica di Fabio Lazzerini, da ottobre Cbo (chief business officer) della compagnia.

«Vogliamo arrivare ad Orio prima e restarci anche dopo quei 3 mesi, rendere cioè stabile il collegamento con Roma» prosegue: «Chiaramente sarà decisiva la risposta del territorio». Concetto già anticipato dal direttore generale di Sacbo, Emilio Bellingardi, nel tradizionale bilancio di fine anno e rilanciato da Stefano Paleari, già rettore dell’Università di Bergamo e ora commissario straordinario Alitalia, in occasione della presentazione del Fact Book Iccsai, il centro di ricerca nato proprio ad Orio. «Se il volo funziona come feederaggio è chiaro che ci interessa mantenerlo» spiega Paleari. Se oltre a collegare Bergamo con la capitale contribuisce cioè ad alimentare i voli intercontinentali in partenza da Fiumicino della fu compagnia di bandiera.

Un passaggio fondamentale che l’ex rettore - protagonista anche di un pepato scambio d’opinioni sulla competizione nelle rotte con David O’Brien, Cco di Ryanair - sintetizza con un concetto ad uso e consumo di «quegli scali vicino alla saturazione». Come Orio al Serio. «Fly to quality», ovvero «puntare su un network e non su singole destinazioni. Permettere cioè alla propria clientela di connettersi ad una rete più ampia di quella dei singoli voli point to point». Non limitarsi quindi ad arrivare nello scalo tal dei tali con un volo, magari low cost (anche se ormai la differenza con le compagnie tradizionali si sta sempre più assottigliando), ma alimentare un hub, Fiumicino nella fattispecie.

«Perché a fronte di 100 passeggeri Alitalia che prendono un intercontinentale da Roma ce ne sono 60 che lo fanno alimentando altri hub». In testa l’olandese Amsterdam Schiphol, ricorda Paleari. «La chiusura di Linate è stata la scintilla» spiega ancora Lazzerini: «Alitalia in passato ha sempre avuto la tendenza a scappare piuttosto che attaccare, e in questo business non va così, perché devi crescere ovunque. E allora io e Paleari ci siamo chiesti se si dovesse per forza portare tutto su Malpensa e non puntare anche su Orio, terzo scalo italiano e che noi consideriamo parte fondamentale del sistema milanese».

Da qui «la decisione di provare a scommettere su Orio oltre i tre mesi della chiusura di Linate». Puntando su due bacini e 4 voli giornalieri: «Per servire il traffico point to point e fare feederaggio per i nostri intercontinentali». I voli «del mattino e della sera sull’Orio-Roma sono pensati soprattutto per la prima clientela, ma sono messi in orari tali da consentire coincidenze interessanti». Nello specifico, la mattina da Fiumicino ci sono «i voli per il Nord America, a metà giornata anche. Nel primo pomeriggio il Nord Africa, Tel Aviv, in serata Asia e Sudafrica. «Chi vola da Orio su Roma può proseguire per mezzo mondo» conclude Lazzerini.

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