Baffi, capelli e memoria: Dalmine perde lo storico barbiere Roberto Fratus
Roberto Fratus in una foto di qualche anno fa, nel suo negozio (foto di Enzo Suardi)

Baffi, capelli e memoria: Dalmine perde lo storico barbiere Roberto Fratus

Colpito da un malore a 64 anni, era a far visita al cimitero. Storico appassionato della sua città.

Brillantina nei capelli neri, l’immancabile camicia con la cravatta, mai un bottone fuori posto. Impeccabile, sempre. Sia in negozio, sotto i portici in via Mazzini, dove ha tagliato barba e capelli a generazioni di dalminesi. Sia fuori, ora che da due anni si godeva, insieme alla moglie Terry, la meritata pensione. La notizia della sua scomparsa è arrivata martedì 4 gennaio come un fulmine a ciel sereno in città. Roberto Fratus, storico barbiere di Dalmine è mancato all’età di 64 anni. Colpito da un malore mentre si trovava, per una visita alla tomba di famiglia, al cimitero di via Rimembranze. Il negozio, chiuso nel 2019, l’aveva ereditato dal papà Angelo, detto «Il gancio», che l’aveva aperto addirittura nel 1958. Si andava dal Roberto Fratus, dal Rubi così lo chiamavano gli amici, per farsi dare una regolata a baffi e capelli ma anche per scambiare quattro chiacchiere. Prima dei centri commerciali, dei social network, i portici di via Mazzini erano il salotto della città e le notizie passavano da lì. Roberto amava profondamente Dalmine e la sua storia. Per anni ne è stato il custode e la memoria.

Oggi nel suo archivio privato – leggenda vuole sia conservato in quattro garage – ci sono foto, documenti e informazioni uniche e preziose sul passato dalminese e non solo. Dalle foto di vita quotidiana ai documenti sul passato della fabbrica. Guardava, e non aveva paura ad ammetterlo, con interesse al Ventennio fascista, tanto che fu lui a riportare in città i resti del podestà, Ciro Prearo, che tra l’altro riposa oggi proprio nella cappella di famiglia dei Fratus. Possedeva i bozzetti preparatori del Boccioni di «Forme uniche della continuità nello spazio» – l’uomo in movimento che troviamo sui venti centesimi di euro –, ma anche alcuni documenti originali firmati da Antonio Locatelli. Le foto di sua proprietà del 6 luglio 1944 scattate durante il bombardamento dagli stessi americani hanno fatto il giro del mondo. Le aveva chieste lui stesso direttamente al governo degli Stati Uniti.

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