Comandante dei Vigili del fuoco a 30 anni «Qui in caserma una seconda famiglia»
Amos Moriggi è il nuovo capo distaccamento di Treviglio

Comandante dei Vigili del fuoco a 30 anni
«Qui in caserma una seconda famiglia»

Amos Moriggi al timone del distaccamento dei Vigili del fuoco di Treviglio. Da gennaio 574 interventi: col lockdown boom di soccorsi alle persone.

Col lockdown abbiamo vissuto anche qui in caserma dei momenti che mai avrei immaginato di vivere nella mia vita: ci siamo divisi in squadre da cinque ciascuna, senza incrociarsi mai. Tamponi e sierologico ci hanno detto che ci siamo comportati correttamente e per me è una vittoria» . Amos Moriggi ha 30 anni ed è il nuovo capo distaccamento dei vigili del fuoco volontari di Treviglio: la sua nomina è arrivata dal comandante provinciale Calogero Turturici nel clou dell’emergenza sanitaria – il 19 marzo scorso – e i drammatici fatti di quei giorni lo hanno subito scaraventato nel vortice della gestione di un distaccamento che raggruppa 22 volontari e che, da gennaio, ha già svolto 574 interventi nell’area di competenza, la pianura occidentale.

Dimostrando subito di essere assolutamente all’altezza nel nuovo incarico, come spiega nel suo ufficio, con alle spalle la foto dello storico predecessore Giuseppe Oggionni e ricordando i comandanti che lo hanno preceduto, Rolando Fagioli, che lo accolse nel 2008 da diciottenne, e soprattutto Ettore Premoli, che lo ha «plasmato» nei dieci anni del suo comando, prima di cedergli il testimone. Nativo di Pagazzano, residente da 15 anni con la famiglia a Brignano, di professione tecnico dell’Enel, fin da bambino, alla domanda su cosa avrebbe voluto fare da grande, ha sempre risposto: «Il pompiere». Un sogno che si è avverato. «Da bambino mi portavano spesso a nuotare alla piscina che è proprio qui accanto al distaccamento – racconta – e ricordo che guardavo sempre molto affascinato i camion rossi parcheggiati qui in caserma. Così, a 18 anni, mi sono presentato: seguito un corso di formazione di duecento ore a Dalmine, ho poi conseguito anche le patenti per guidare le autobotti e le autoscale che vedevo da bambino. Per me la caserma è sempre stata una seconda famiglia».

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