Le quattro gemelline di Bonate Sopra
«sbarcano» alla scuola Cittadini

Ci sono quattro gemelline di Bonate Sopra tra i bambini che il prossimo anno scolastico frequenteranno la scuola Caterina Cittadini di Ponte San Pietro. Sono Giulia, Elisa, Giorgia e Giada, sei anni il prossimo 13 febbraio.

Suor Fiorangela Loi, direttrice della scuola, è pronta ad accoglierle, come sempre, con gioia. La stessa che traspare dai suoi occhi quando racconta la storia di papà Claudio e mamma Laura, che nell’estate 2013 hanno scelto la vita alla morte. «Hanno dimostrato – dice - di credere fortemente nella vita». Ci hanno creduto quando tutti gli specialisti suggerivano invece l’embrioriduzione, spesso proposta come unica possibilità. La risposta era sempre la stessa: meglio eliminarne due. Fino all’incontro con una neonatologa di Brescia, un angelo per Laura Bertocchi e Claudio Onori, che senza tralasciare le cose più terribili, ha aggiunto: «Quando le vedrete correre nei prati, vi chiederete sempre come sarebbero state le altre due». Quanto basta per azzerare ogni dubbio, qualora mai ce ne fossero davvero stati. Giulia, Elisa, Giorgia e Giada sono nate alla 34ª settimana di gravidanza. La più grande pesava 2 chili, la più piccola 1,680 kg. Sono passati quasi 6 anni. Non sono mancate le fatiche, ma le bambine stanno bene e a settembre inizieranno la scuola.

Classi separate alla scuola dell’infanzia per permettere loro di formare i caratteri e stringere amicizie diverse e tutte insieme alla primaria: «Abbiamo scelto la stessa scuola che ha frequentato il loro papà e che già frequenta la nostra primogenita Nicole – racconta mamma Laura –. Per noi è una seconda casa».

Perché ai genitori degli alunni della «Cittadini» viene chiesto di condividere progetti e obiettivi. Come quello educativo annuale che viene suggerito dai genitori nella valutazione di fine anno e viene poi deciso dal Consiglio d’istituto. Ed è così che il «non ci ascoltiamo più» emerso tra le famiglie è stato declinato positivamente in «Impariamo a sentire l’altro». Il percorso è diversificato per classi, ma coinvolge anche le famiglie, chiamate a riflettere ed educare con attività a casa nelle quali raccontarsi attraverso esperienze e giochi. «Nel mondo esistono infiniti colori: impariamo a riconoscerli e amarli» è il progetto per gli alunni di prima e seconda che sono invitati a scoprire il proprio colore e quello di chi sta loro accanto, imparando che tutti sono ugualmente importanti. «Un colore solitario è bello, ma non è un quadro: apriamoci alla condivisione» è il progetto per le terze e quarte che imparano come colori diversi si valorizzano e completano reciprocamente e a colorare insieme disegni nuovi per costruire gruppi aperti all’insegna di accettazione e inclusione. Per le quinte il tema è «Il proprio colore è da raccontare al mondo: dipingiamo il quadro della vita». Gli alunni imparano che la solidarietà arricchisce la vita e colorano disegni inclusivi per diventare una comunità che ha a cuore il futuro di tutti attraverso scelte responsabili.

Tutti i bambini vengono poi valutati sugli obiettivi raggiunti «perché – conclude suor Fiorangela – è giusto sappiano che il loro voto incide in qualche modo sul mondo e che il disimpegno influisce negativamente al bene comune». Quel bene comune che la scuola vuole raggiungere proprio attraverso istruzione ed educazione.

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